Umbria e Cultura

Villa di Poppea, nuovi affreschi e ambienti riemergono dal cantiere di scavo

la pavonessa

Nuovi straordinari tasselli di bellezza e conoscenza stanno emergendo dal cantiere di scavo e restauro attualmente in corso presso la Villa di Poppea, uno dei complessi residenziali più raffinati del mondo romano. Al centro dell’intervento, in particolare, il celebre salone della Maschera e del Pavone, ambiente decorato in II stile e tra i più eleganti dell’intera villa, da cui stanno affiorando in queste settimane inediti scorci di affreschi di grande qualità.

Dallo scavo, avviato di recente, sono già emerse vivaci raffigurazioni di pavoni e maschere sceniche, che arricchiscono ulteriormente il già noto apparato decorativo del salone. L’intervento nasce dall’esigenza di chiarire alcuni aspetti relativi allo sviluppo del settore occidentale della villa, lungo il tratto urbano di via dei Sepolcri, e di risolvere criticità conservative, ma si configura anche come una significativa occasione di valorizzazione del contesto archeologico e urbano. In prospettiva, lo scavo permetterà infatti di creare una connessione diretta con il confinante Spolettificio Borbonico, destinato nei prossimi anni ad accogliere spazi museali, depositi e nuovi servizi.

I primi risultati delle indagini, compreso il completamento dello scavo del salone, sono illustrati in un articolo appena pubblicato sull’e-journal degli Scavi di Pompei. «Nonostante le tracce presenti e gli sforzi interpretativi fatti al tempo dei primi scavi – spiega il direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel – il reale andamento di questo ambiente e di quelli vicini conservava ancora molte incertezze, che l’attuale intervento potrà finalmente chiarire, portando alla luce nuove porzioni decorate con straordinari dettagli e colori».

Tra le scoperte più rilevanti figura una pavonessa perfettamente conservata, speculare al pavone maschio già noto sulla stessa parete, e frammenti di affresco con la raffigurazione di una maschera scenica riconducibile alla Commedia Atellana. Si tratta di Pappus, personaggio grottesco e caricaturale, diverso dalle maschere tragiche presenti nello stesso ambiente. Di grande interesse anche il rinvenimento di frammenti raffiguranti un tripode dorato inscritto in un oculus, analogo a quello, ma in bronzo, dipinto al centro di un’altra parete.

Grazie alla tecnica dei calchi, lo scavo ha restituito anche le impronte degli alberi che ornavano il giardino, collocati secondo uno schema ornamentale preciso che raddoppiava il colonnato del porticato meridionale. È probabile che le specie arboree fossero simili a quelle già individuate in passato attraverso analisi archeobotaniche, come ad esempio l’olivo.

L’intervento ha inoltre portato all’individuazione di quattro nuovi ambienti, che si aggiungono ai 99 già noti della villa, tra cui un vano absidato verosimilmente parte del settore termale. Particolarmente significativo anche il rinvenimento di un paleoalveo, antico corso stagionale di un torrente formatosi probabilmente dopo l’eruzione del 1631, che ha inciso i depositi del 79 d.C., offrendo nuove chiavi di lettura sul paesaggio antico e sulle sue trasformazioni nel tempo. «Questi primi risultati – aggiunge Zuchtriegel – aprono prospettive promettenti per la conoscenza della planimetria della villa e per lo studio delle interazioni tra insediamento umano e ambiente naturale nel lungo periodo».

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Parallelamente allo scavo, è in fase avanzata anche il restauro di due piccoli ma preziosi ambienti destinati originariamente al riposo, i cubicola, situati nell’area sud-occidentale della villa. Gli ambienti colpiscono per la ricchezza delle decorazioni: stucchi, pareti affrescate, volte dipinte e mosaici pavimentali di straordinaria finezza, realizzati con una palette cromatica ampia e raffinata, che include anche il prezioso blu egizio.

Il primo cubiculum è decorato in II stile, con finti marmi e architetture illusionistiche che ampliano visivamente lo spazio; le volte presentano motivi a cassettoni e lunette con paesaggi, mentre il pavimento conserva frammenti di mosaico bianco e nero a motivi geometrici. Il secondo ambiente, accessibile tramite uno stretto passaggio, è decorato in III stile con fondi monocromi e motivi floreali e mostra tracce di diverse fasi di realizzazione, alcune rimaste incompiute, segno di lavori in corso al momento dell’eruzione.

Particolarmente suggestivi anche i calchi delle imposte di porte e finestre, realizzati in gesso al momento della scoperta secondo la tecnica derivata da Fiorelli, che conservano ancora tracce originali del legno.

Dopo quasi un anno di lavoro, il restauro sta restituendo risultati di grande qualità: affreschi e pavimentazioni hanno ritrovato brillantezza e leggibilità, riportando alla luce cromie e dettagli rimasti nascosti per decenni. Il prossimo intervento di ritocco pittorico completerà il percorso di recupero, restituendo pieno valore a uno dei complessi più affascinanti dell’archeologia romana.

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