Astronomia: visibili all’alba i 5 pianeti che fanno “filotto”

allineamento pianeti

Un’ora prima dell’alba il cielo offrirà – dalla fine del mese e fino a metà febbraio – uno spettacolo inconsueto: l’allineamento di cinque pianeti “brillanti”, quindi visibili ad occhio nudo. Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno saranno disposti su una linea immaginaria da sud est verso ovest, scendendo sull’orizzonte.

Era dal 2005 – osserva Media Inaf, il notiziario online dell’Istituto nazionale di astrofisica – che questo ‘filotto’ non si verificava. E’ abbastanza usuale trovare Venere, Marte, Giove e Saturno a caratterizzare , in molteplici configurazioni, la volta celeste nelle prime ore del giorno, non ancora completamente rischiarata dalla luce del Sole, ma è la presenza di Mercurio che, seppur basso sull’orizzonte, a sud est, rende raro e spettacolare il cielo dei prossimi giorni prima dell’alba. Dopo di esso, spostando lo sguardo verso ovest e salendo leggermente, si trovano Venere, poi Saturno, Marte e, più distante ma sempre alquanto basso sull’orizzonte, Giove. Nel primo periodo di osservabilità del fenomeno Mercurio sarà il più basso sull’orizzonte, e anche il più pallido, per salire sempre più fino ad arrivare ai primi di febbraio ad essere appena sotto Venere.

Dalla fine del mese la Luna potrà essere usata come guida per l’osservazione dei pianeti in allineamento, visto che si sposterà vicino ad ogni pianeta, permettendo con facilità l’individuazione degli stessi. Il 28 gennaio sarà vicina a Giove, il 1° febbraio, all’ultimo quarto, sarà a fianco di Marte. Il 4 febbraio sarà vicina a Saturno, per poi affiancarsi a Venere il 6. Una sottilissima falce di Luna sarà appena sotto Mercurio il 7.

I cinque pianeti saranno di nuovo osservabili tutti insieme, ma nel cielo notturno, nell’agosto prossimo, ma – avverte Media Inaf – per chi si perdesse l’allineamento ora e volesse recuperare sarebbe meglio spostarsi nell’emisfero sud: dal nostro infatti sarà difficile, in quelle ore, osservare bene Venere e Mercurio.

 

Credits: foto www.media.inaf.it

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