Dantedì: una conferenza per riflettere sull’influenza di Dante su Leonardo

società dante alighieri

Il 25 marzo 2020 in occasione del Dantedì, giornata internazionale dedicata a Dante Alighieri su proposta del linguista Francesco Sabatini, il Comitato di Terni della Società Dante Alighieri, presieduto dalla prof.ssa Anna Rita Manuali, offrirà alla cittadinanza e alle scuole un evento inedito ed importante: una conferenza per riflettere sul legame tra Leonardo da Vinci e l’opera del Sommo poeta e l’influenza che quest’ultimo opera sul pittore.

L’approfondita conoscenza del poema dantesco da parte di Leonardo da Vinci trapela in vari punti sia della sua vicenda biografica che della sua opera artistica che saranno illustrati durante la conferenza del 25 marzo 2020, organizzata dal Comitato di Terni della Società Dante Alighieri e tenuta da Luca Tomìo, storico dell’arte, nel 2019 già autore della guida Leonardo e i paesaggi di Lombardia (ed. Città Metropolitana di Milano) nonché consulente scientifico e conduttore del documentario Raffaello. Il genio sensibile (Sydonia Production) in programmazione su RAI 3 in occasione del V Centenario dalla morte dell’artista. Nel 2020, dalle più autorevoli istituzioni culturali e scientifiche di San Pietroburgo (Federazione Russa), è stato appena nominato consulente scientifico di vari progetti editoriali, documentaristici ed espositivi inerenti Leonardo da Vinci e la sua Accademia.

Quando Leonardo arriva a Milano nel 1482 è un omo sanza lettere che si fa portatore di due tecniche artistiche innovative di origine fiamminga, il disegno a punta metallica e la pittura a olio, ma è solo a Milano che avvia l’apprendimento della cultura scientifica e umanistica, dallo studio del latino a quello dell’anatomia, dalla filosofia alle scienze fisiche, anche se, unica eccezione, la sua cultura letteraria resterà anche a Milano sempre legata non solo alla Firenze della sua formazione da adolescente ma al borgo di Vinci della sua infanzia, dove fin dalla più tenera età avvenne per lui il primo contatto con quella cultura popolare delle novelle, dei motti, delle favole e delle facezie che nella Toscana del tempo aveva ormai preso da due secoli le forme della moderna letteratura in volgare, tra cui spicca, anche per la diffusa conoscenza orale da parte dei ceti più umili e meno acculturati della popolazione, della Divina Commedia di Dante.

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