Il Condannato. Ezio Mauro racconta il sequestro Moro

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L’edizione del Todi Festival 2018 ha proposto, nell’ambito del suo cartellone, il nuovo reading di Ezio Mauro sui 55 giorni di prigionia di Aldo Moro, andato in scena al Teatro Comunale lo scorso giovedì 29 Agosto.

Quaranta anni sono passati da quel 16 Marzo 1978, giorno in cui Moro fu rapito da un commando delle Brigate Rosse e segregato in un covo, per poi essere giustiziato 55 giorni dopo.

Attraverso le immagini ed i giornali dell’epoca Mauro ripercorre quei momenti concitati, il disorientamento della gente, l’incapacità, o la non volontà, di agire in modo risolutivo, i depistaggi, le strane presenze, i meccanismi occulti di un partito egemonico che controllava ogni attività dello Stato e del Paese.

Il tutto ed il suo contrario, le lettere dello statista, accorate e lucide, rivolte ai suoi compagni di partito, alle personalità più influenti a livello nazionale ed internazionale, ai suoi cari. Il conforto della Fede e la, per certi versi, compassionevole crudeltà dei carcerieri che credevano fortemente quella fosse la via per affermare diritti e sovvertire l’ordine costituito.

Un ritmo incalzante attraverso il quale la memoria torna a quei giorni, ed al modo nel quale ognuno li ricorda e li ha vissuti. Il mio personale ricordo è di una bambina di dieci anni che, incuriosita e partecipe assiste alle edizioni speciali dei telegiornali senza ben capire la portata di quanto stesse avvenendo, intuisce l’estrema gravità del fatto anche dal tono severo ed istituzionale dei giornalisti che, col senno di poi, essendo di Rai Uno facevano capo agli stessi democristiani che stavano tirando le fila di quanto stava succedendo.

Ricordo i posti di blocco, i ragazzi di leva quasi imberbi che impugnavano i mitra e che, alle auto che uscivano da Roma, compresa quella della nostra famiglia, imponevano perquisizioni alla ricerca di qualcosa, o qualcuno, che da Roma non si è mai allontanato…

Quarant’anni, apparentemente, non sono bastati per chiarire quanto accaduto in ogni suo aspetto. Resta una grande nebulosa dove nomi e ruoli restano occultati e che forse, resteranno per sempre in bilico tra il detto e non detto, tra la dietrologia e la ricostruzione oggettiva.

Benedetta Tintillini

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