Ipergravità: nuove applicazioni per la medicina rigenerativa

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L’ipergravità può aiutare i ricercatori nello sviluppo di applicazioni nella medicina rigenerativa per il sistema scheletrico e nel testare nuovi farmaci, ancora più efficaci, per la stimolazione di cellule staminali. E’ quanto emerge dai risultati degli esperimenti condotti dal gruppo di allievi perfezionandi in biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e di dottorandi del Center for Micro Bio-Robotics dell’Istituto Italiano di Tecnologia a Pisa, con sede a Pontedera, nell’ambito della campagna “Spin Your Thesis!” promossa dall’Agenzia spaziale europea, appena pubblicati sull’International Journal of Nanomedicine.

Il gruppo italiano – si legge in una nota della Sant’Anna – è stato uno dei pochissimi scelti, dopo una lunga selezione, dall’agenzia per condurre esperimenti in regime di gravità alterata presso la Large Diameter Centrifuge dello European Space Research and Technology Centre dell’Esa a Noordwijk in Olanda, che consente di effettuare esperimenti in condizioni di ipergravità , fino a 20 volte rispetto a quella terrestre.

Il gruppo – formato da Attilio Marino e Antonella Rocca della Scuola Superiore Sant’Anna, sotto la supervisione di Gianni Ciofani, team leader dell’IIT – ha condotto esperimenti nell’ambito di un progetto per valutare l’effetto della gravità e di altri stimoli fisici sull’accrescimento e sulla differenziazione di osteoblasti (precursori di cellule ossee).

“I risultati ottenuti – spiega Gianni Ciofani – hanno permesso di dimostrare come l’ipergravità possa fornire un importante stimolo per guidare il comportamento cellulare, strada ancora decisamente inesplorata e con notevoli potenzialità in biomedicina, per applicazioni che spaziano dalla medicina rigenerativa allo screening di nuovi farmaci. Grazie all’Agenzia spaziale europea – conclude – al nostro gruppo è stata concessa un’opportunità unica per sfruttare strumentazioni altrimenti di difficile accesso. Non è la prima volta che veniamo selezionati per questi esperimenti e già nel 2014 siamo tornati in Olanda per valutare gli effetti dell’ipergravità su potenziali terapie genetiche per il muscolo”.

 

 

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