Contro la crisi dell’apicoltura, a Terra Madre un progetto made in Umbria

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Umbria e mediterraneo sempre più vicini. È umbra la regia del progetto internazionale di promozione e sviluppo del settore dell’apicoltura

L’ape che unisce il Mediterraneo. Non uno slogan, ma un progetto che sta praticamente rivoluzionando le vite degli apicoltori di 6 Paesi dell’area mediterranea. Un’arte antichissima, quella dell’apicoltura, oggi diventata paradigma per un futuro di sviluppo sostenibile.

In un’area caratterizzata in questo momento da forti tensioni e drammi c’è infatti chi resiste, nel Maghreb come in Palestina, percorrendo nuove vie che parlano di lavoro e reddito.

Si chiama Mediterranean CooBEEration: una rete per l’apicoltura, la sicurezza alimentare e la biodiversità”, ed è un progetto, promosso da FELCOS Umbria (Fondo di Enti Locali per la Cooperazione decentrata e lo Sviluppo umano sostenibile), che si inserisce all’interno di un percorso decennale di cooperazione territoriale sul tema dell’apicoltura, con la convinzione che questa rappresenti un’importante opportunità di sviluppo dei territori, da un punto di vista economico, sociale ed ambientale e che svolga un ruolo strategico per la sicurezza alimentare e la biodiversità. Venerdì 23 settembre se ne parlerà in un seminario, organizzato nell’ambito della manifestazione “Terra Madre Salone del Gusto”.

L’appuntamento rappresenta l’occasione per presentare il lavoro svolto negli ultimi anni a tutela della biodiversità e sul fronte del rafforzamento della sicurezza alimentare attraverso la valorizzazione dell’apicoltura. Tra i risultati più importanti del progetto: la Carta dei mieli del Mediterraneo, primo documento che uniforma, sotto il profilo tecnico, questo importante prodotto alimentare e costituisce, dall’altro lato, un contributo importante, di grande valore culturale, etico, sociale, per garantire la presenza delle produzioni locali sul mercato globale, esaltare il valore della dignità del lavoro contadino, sottolineare l’efficacia del controllo territoriale da parte delle comunità locali e il contrasto alle commercializzazioni di miele di dubbia qualità e provenienza nell’area mediterranea.

E la ricerca – unica nel suo genere e in via di conclusione – che gli stessi produttori hanno voluto inserire nel progetto richiedendone il finanziamento.

Le api sono generalmente conosciute perché producono il miele, ma non si conosce abbastanza quanto siano indispensabili per il mantenimento della biodiversità nel nostro pianeta e quindi per la sua sopravvivenza. L’ape contribuisce all’impollinazione delle piante superiori a fiore, coltivate (circa 150 – 200 in tutto il mondo) e selvatiche (oltre 350.000), nella misura del 75-80%. Salvaguardare e ripristinare la copertura vegetale del territorio è un’esigenza essenziale in tutto il mondo, soprattutto nelle regioni con ambienti molto deteriorati, per scongiurare o limitare calamità naturali come alluvioni e frane, l’erosione, la desertificazione e gli incendi.

Nel nostro Paese la prova si sta svolgendo in Liguria, regione soggetta a incendi, dove in due aree distanti tra loro qualche chilometro, una con la presenza di alveari, e quindi ben “servita” dalle api, e l’altra senza alveari, sono state delimitate cinque parcelle sperimentali in cui condurre osservazioni sulla vegetazione, sugli insetti impollinatori e sulle api in particolare. Le ricerche condotte in campo e quelle collegate agli effetti dell’impollinazione, condotte in laboratorio, consentiranno di stabilire, anche in questo ambito, l’importanza strategica di questi meravigliosi insetti. Il progetto “Mediterranean CooBEEration” è finanziato dall’Unione Europea e promosso da FELCOS Umbria in collaborazione con APIMED (Federazione Apicoltori del Mediterraneo), il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP), il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) dell’Università di Torino, il Dipartimento di Scienze Agrarie (DipSA) dell’Università di Bologna e l’Istituto Agronomico della Tunisia (INAT).

L’appuntamento è quindi per venerdì 23 settembre, alle 15.30, presso la Casa dell’Ambiente di Torino. Per maggiori informazioni: www.felcos.it

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