Incontri. Enrico Sarsini: la fotografia fra storia e storie. Parte I

fotografia Enrico Sarsini

di Benedetta Tintillini

 

Sono di fronte ad un grandissimo fotoreporter, che ha vissuto in prima persona, ed immortalato, gli eventi più importanti della Storia (quella con la S maiuscola) degli ultimi 60 anni.

Ho la straordinaria possibilità di ascoltare storie ed eventi da chi li ha vissuti in prima persona, ma tale è l’affetto che ci unisce e la sua spontaneità da non rendermene conto, e mi perdo in una piacevolissima chiacchierata.

Guardo le sue foto appese alle pareti, di facile lettura per lo spettatore disattento e superficiale, ma profonde, capaci di narrare storie e suscitare emozioni, se solo ci si sofferma e ci si abbandona alla loro poesia. Il grandissimo talento di Enrico, e non sta certo a me a dirlo, è la capacità di cogliere tempestivamente l’attimo, trattandosi di soggetti dinamici e non in posa, e riuscire a catturare una storia in una inquadratura.

Intorno ai 20 anni prende in mano per la prima volta, per gioco, la macchina fotografica. Insieme ad un amico durante una passeggiata e scatta foto lungo un lago laziale, in seguito, nato ormai l’interesse, grazie al suo maestro Paolo Di Paolo, acquisisce le conoscenze indispensabili per poter lavorare nel mondo della fotografia, che lo ha affascinato e catturato.

Collabora dapprima con “L’Espresso” e “Il Mondo”, durante gli anni della Dolce Vita, come paparazzo all’inseguimento di dive e starlette, mi nomina Tazio Secchiaroli, famosissimo fotografo d’assalto con il quale ha lavorato, ma si rende presto conto che quel lavoro  fatto di arrembaggi e sgomitate non fa per lui.

Realizza, sempre per “L’Espresso”, il reportage “L’Africa in Italia”, titolo quanto mai attuale, e dà vita anche ad un cinegiornale dal titolo “Ieri, oggi, domani”.

Dal 1962 si trasferisce in America dove il suo enorme talento viene subito apprezzato, e dove collabora con la prestigiosissima rivista “Life” fino al 1972.

Durante questa parentesi americana, lavorando per “Life”,  conoscerà l’amore della sua vita, la dolcissima signora Nadine Liber-Piussesseau, con la quale formerà una coppia, nel lavoro e nella vita, vincente ed indissolubile.

Mi racconta delle sue esperienze in Vietnam, in India, in Cina, paesi dove entrò sotto copertura e con false identità, perché in quegli anni i giornalisti stranieri non erano ovviamente ben accolti dai regimi, affatto interessati a far conoscere le loro realtà all’estero.

Enrico in qualità di fotoreporter, e Nadine come giornalista, girano il mondo in lungo e in largo, realizzano per la TV una serie dal titolo “Tutte le città sono mortali”, con reportages da Tangeri, Istanbul, Gerusalemme ed Helsinky.

Alternano la Francia alla Russia come loro residenza. Enrico realizza, negli anni della Guerra Fredda, per la francese “L’Equipe” dei reportages sullo sport in paesi come la Cina, la Russia, Cuba. Per la televisione americana ABC confezionerà uno speciale sulle Olimpiadi in Russia, speciale che, a causa del boicottaggio americano, non andrà mai in onda.

Collaboreranno come free lance con le più famose testate di moda e non: “Elle”, “Marie Claire”, “Vogue”, “Le Figaro”, “Capital” come corrispondenti dalla Russia, fino al loro ritiro a Todi, ma questa è un’altra storia…

 

 

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