La Legge sul divorzio compie 50 anni: le nuove sfide

legge sul divorzio

“I mitici anni ‘70” sono stati una stagione effervescente nell’avanzamento della tutela dei diritti dei cittadini; in un arco temporale relativamente breve si è avuto il via libera allo scioglimento del matrimonio con la legge sul Divorzio (1 dicembre 1970), la decadimento della Patria potestà (1975), la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza e l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (1978).

Questa modernizzazione ha reso l’Italia un Paese sempre più democratico, perché quando i diritti di ciascuno vengono riconosciuti, ne beneficiano tutti: donne, figli, gli stessi uomini. Si afferma la libertà di scegliere la propria vita, il proprio destino salvaguardando il coniuge più vulnerabile e i figli. La legge sul divorzio determina un significativo cambio di rotta nella società: gli italiani, un popolo profondamente cattolico, capisce che per far crescere la società e i diritti, Religione e Stato devono rimanere separati.

Ma se confrontiamo il paese di oggi con quello di ieri ci accorgiamo che i diritti conquistati, quelli importanti, quelli che davvero hanno cambiato la vita delle persone, sono appannaggio degli anni 70/80. Linda Laura Sabbadini in un articolo di recente pubblicazione fa una riflessione che mi ha colpito molto: “Oggi –  scrive Sabbadini, esperta di studi di genere – è necessario aprire una nuova stagione dei diritti per garantire che le norme siano rispettate. Tanto è stato accelerato quel processo negli anni ’70 quanto è lentissimo oggi il raggiungimento dell’uguaglianza di genere. Molti dei principi della nostra costituzione, in particolare l’art.3, che riguarda la rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà e l’uguaglianza fra i cittadini non sono applicati. Va rotto il muro di resistenza che impedisce di investire sulle infrastrutture sociali per liberare le donne da un sovraccarico di lavoro di cura insostenibile che impedisce che si realizzino su tutti i piani. Ma oggi come ieri – conclude Sabbadini – sono le donne a dover scendere in campo. Altrimenti non ce la faremo. E quindi, avanti con un piano straordinario per l’occupazione femminile e delle infrastrutture sociali. Avanti con le donne al comando. Avanti con i fondi per l’imprenditoria femminile. Dobbiamo anche oggi modernizzare il Paese. Se le donne non andranno avanti il nostro Paese sprofonderà”.

Donatella Binaglia

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