La Madonna del latte di Murillo esposta per la prima volta dopo il restauro

madonna del latte

Dal 19 maggio all’11 luglio 2021 sarà esposta nella sede di Palazzo Barberini delle Gallerie Nazionali di Arte Antica la Madonna del latte, capolavoro del pittore spagnolo Bartolomé Esteban Murillo, dopo un accurato restauro durato quasi 10 mesi.

Per permettere anche al pubblico di vedere lo strato pittorico originario, l’opera sarà esposta insieme ad una riproduzione a grandezza naturale della radiografia, che renderà possibile analizzare la prima stesura del San Francesco e riconoscerne i piccoli dettagli ancora visibili ad occhio nudo nella Madonna del latte.

Per l’occasione verrà pubblicato il volume La Madonna del latte di Murillo alla Galleria Corsini. Storia e restauro (editore Marsilio), con le prefazioni di Flaminia Gennari Santori, Direttrice delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, e di Giovanna Castelli, Direttore della Associazione Civita, e i saggi di Pablo Hereza, Alessandro Cosma, Chiara Merucci, Alessandra Percoco, Vega Santodonato, Marco Cardinali e Maria Beatrice De Ruggieri, Domenico Poggi e Anna Candida Felici.

Alla presentazione del volume, In programma lunedì 7 giugno 2021, alle ore 17.30, sarà dedicato il terzo appuntamento con i #dialoghibarberinicorsini, ciclo di webinar organizzato per approfondire le tematiche relative al museo e alle mostre in corso.

L’intervento è stato effettuato dal Laboratorio di restauro delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, diretto da Chiara Merucci, ed è stato realizzato da Alessandra Percoco per la tela e da Vega Santodonato per la cornice, con la direzione scientifica di Alessandro Cosma.

Il restauro è stato realizzato grazie ai proventi della vendita del Vino Civitas, nell’ambito di un progetto promosso dall’Associazione Civita, in collaborazione con la Tenuta Caparzo di Montalcino, per sostenere il restauro di opere d’arte delle Gallerie Nazionali di Arte Antica.

Detta anche Madonna zingara – come la definì lo storico Carl Justi nel 1892 –, l’opera di Murillo (1670-1675 ca.) è una delle più lodate e più ammirate della Galleria Corsini (attualmente chiusa per importanti lavori di ristrutturazione). Faceva infatti parte della collezione del cardinal Neri Maria Corsini (1685-1770) che ne rimase così impressionato da scegliere di collocarla in un luogo intimo e privato del suo appartamento: la sala dell’alcova, proprio di fronte al letto.

Proprio per la forza espressiva dei due protagonisti, l’opera fu celebrata nel corso dell’Ottocento da numerosi viaggatori che ricordano nei loro diari, nelle lettere e persino in articoli di giornale l’effetto suscitato dalla visione del dipinto. Tra questi, il più famoso è Gustave Flaubert (1821-1880), che rimase così colpito dalla tela di Murillo da scrivere all’amico Bouilhet nel 1851: «sono innamorato della Vergine di Murillo della Galleria Corsini. La sua testa mi perseguita e i suoi occhi continuano a passarmi davanti come due lanterne danzanti». Un’immagine che ben esemplifica la capacità di Murillo di attualizzare e rendere “vivi” i suoi soggetti, compresi quelli religiosi.

Le delicate operazioni di pulitura hanno restituito leggibilità all’opera, recuperando anche particolari minuti e preziosi, dai piccoli boccioli della pianta dietro Maria ai delicati passaggi cromatici delle vesti e del cielo. Allo stesso tempo, le indagini scientifiche, condotte da Emmebi diagnostica artistica srl e Artelab srl, hanno permesso di conoscere meglio la tecnica del pittore e i pigmenti impiegati, come nel caso del manto blu di Maria: ancora brillante nelle parti in lapislazzulo e irrimediabilmente alterato dove Murillo ha impiegato il più economico “smaltino”.

Durante il restauro è stata anche realizzata per la prima volta una radiografia completa del dipinto che ha permesso di individuare, al di sotto dell’attuale strato pittorico, la figura di un San Francesco inginocchiato in un paesaggio. Questa prima stesura, condotta ad un avanzato stato di finitura, venne poi abbandonata dal pittore, che riutilizzò la tela dipingendo sopra il San Francesco senza ulteriori preparazioni e reimpiegandone addirittura alcune parti, come l’albero per le ombre del muro o le pieghe del saio per la veste di Maria.

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