“Roberto Bolle and Friends”, la grande danza incanta Spoleto

bolle spoleto

di Francesca Pantaleo

 

“La prima volta non si scorda mai”: un giudizio apparentemente banale ma perfetto per sintetizzare nel migliore dei modi lo straordinario successo del Gala “Roberto Bolle and Friends”, approdato per la prima volta a Spoleto, lo scorso 13 luglio. Proprio la cittadina umbra, infatti, ha avuto l’onore di ospitare la prima data dell’attesissimo tour estivo 2016, che vedrà l’Étoile dei due Mondi danzare fino al 29 luglio sui palcoscenici di Genova, Verona, Marina di Pietrasanta, Roma e Peralada in Spagna.

Il Gala, andato in scena per la prima volta nel 2008, continua a registrare ovunque il tutto esaurito rinnovando di anno in anno sia il cast, sia il programma, senza per questo perdere di vista la sua identità e qualità. Protagonista indiscusso della serata il talento nostrano Roberto Bolle, reduce dalla stagione americana che lo ha visto impegnato nel ruolo di Principal Dancer dell’American Ballet Theatre di New York e da quella scaligera in qualità di Étoile del Teatro alla Scala di Milano. Un doppio impegno per il danzatore italiano che ogni estate sceglie di vestire non solo i panni di acclamato interprete, ma anche di attento direttore artistico, selezionando personalmente i suoi “Friends”, scelti tra i migliori danzatori al mondo, provenienti dalle più prestigiose compagnie internazionali quali American Ballet di New York, Royal Ballet di Londra e Het National Ballet di Amsterdam.

A fare da cornice allo spettacolo una splendida Piazza Duomo, gremita di appassionati e non, accorsi per godere di una serata all’insegna della grande danza internazionale. Diversamente da quanto previsto dal programma, ad “aprire le danze” è stato un pas de deux tratto da “Giulietta e Romeo”, interpretato da Roberto Bolle e Maria Eichwald, principal dello Stuttgart Ballett. Inutile soffermarsi su un’esecuzione a dir poco perfetta: il rigore e la tecnica quasi maniacali hanno esaltato ulteriormente la leggiadria dei due danzatori, capaci di riportare immediatamente alla memoria dello spettatore la vicenda dei due eterni innamorati. La fervida attesa di Romeo sotto il balcone, l’imbarazzo di Giulietta che timidamente sfiora la guancia del suo amato, un giocoso rincorrersi a vicenda prima di incontrarsi in un tenero bacio, il tutto racchiuso in una romantica messa in scena di un amore puro, che lascia tutti a sospirare prima di esplodere in un lungo applauso.

L’atmosfera sognante cede il posto al secondo pezzo previsto in scaletta, “Duet from New Suite” del coreografo statunitense William Forsythe, danzato da Elena Vostrotina e Christian Bauch (entrambi del Semperoper Ballett di Dresdae), sulle note di un’Allemande di Johann Sebastian Bach. All’interno del passo a due, l’inconfondibile stile di William Forsythe permette ai due danzatori di sfoggiare splendide linee, dando prova di un virtuoso disegno coreografico che nulla lascia al caso e che fonda le sue basi sulla tecnica classica di stampo Balanchiniano.

Con “Diana e Atteone” si entra nel vivo della serata e ad infiammare la scena arrivano l’americana Sarah Lane, solista dell’American Ballet Theatre di New York e il cubano Osiel Gouneo, principal del Norwegian National Ballet di Oslo. La coppia, protagonista anche nel secondo atto con un pas de deux tratto da “Il Corsaro” manda letteralmente in visibilio il pubblico eseguendo con estrema naturalezza e con una precisione disumana un virtuosismo dopo l’altro: batterie di salti, tour en l’air, fuettés, manège, pirouette, un vero trionfo per la danza classica di repertorio che inevitabilmente trova riscontro in una lunga serie di applausi a scena aperta.

Altro momento di rara bellezza è quello che Anna Tsygankova (già prima ballerina al Teatro Bolshoi di Mosca e oggi prima ballerina Dutch National Ballet di Amsterdam) insieme al canadese Matthew Golding (principal del Royal Ballet di Londra) regalano alla piazza spoletina danzando la coreografia dell’inglese Christopher Wheeldon intitolata “After the rain”, su musica di Arvo Part. Difficile trattenere l’emozione di fronte ai corpi dei due danzatori che si sorreggono l’un l’altro in un delicatissimo gioco di equilibri che li spinge a diventare l’uno il prolungamento dell’altro: osservandoli si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un legame intimo, indissolubile, immune a qualsiasi legge della fisica, vera essenza di un noi effimero che lascia tutti senza fiato.

Per l’ultimo pezzo che chiude il primo atto torna in scena lui, Roberto Bolle. Protagonista dell’assolo “Ballet 101”, un pezzo spiritoso e intrigante firmato da Eric Gauthier, Bolle si presta ad eseguire, in una divertente carrellata, le posizioni della danza classica. Il tutto è reso ancor più simpatico grazie a una voce maschile che suggerisce al danzatore le diverse posizioni individuandole con i numeri da 1 a 101, come suggerito nel titolo appunto, in un vorticoso crescendo che va avanti fino allo sfinimento. Un sublime esercizio di stile che pochi possono permettersi, luce per gli occhi di ogni “ballettomane”.

Il secondo atto ha rivisto nuovamente in scena Anna Tsygankova e Matthew Golding, impegnati in un altro grande classico di repertorio: un pas de deux tratto dal III atto del “Don Chisciotte” su coreografia del noto Marius Petipa. Complici la vicenda nota ai più, tratta dal famoso romanzo di Miguel de Cervantes dal titolo “Don Chisciotte della Mancia” e le coinvolgenti melodie di Ludwig Minkus, l’esibizione entusiasma gli spettatori in una sfida all’ultima “coda di repertorio”, tra perfetti balancè e prodigiosi tour en l’air eseguiti nelle variazioni dei due personaggi, Kitri e Basilio.

Roberto Bolle inserisce poi nel programma un altro famosissimo coreografo, Roland Petit con il suo “Pas de deux da Proust, ou les Intermittences du coeur”, un pas de deux tutto al maschile, rigorosamente made in Italy. In scena Roberto Bolle insieme ad Alessandro Staiano, giovane talento del Teatro San Carlo di Napoli, fortemente voluto dall’étoile scaligera per la data di Spoleto. Vigore, prestanza fisica e un’anatomia da manuale, giocano in questo passo a due un ruolo fondamentale: un’iniziale danza a specchio lascia poi spazio a un alternarsi di gesti coreografici espressi a canone, in un mix di forza e leggerezza che cattura Piazza Duomo in un’atmosfera rarefatta.

Seconda apparizione anche per Elena Vostrotina e Christian Bauch impegnati sulle note di Johann Sebastian Bach con “Vertigo Maze”, altro pezzo in stile contemporaneo. Questa creazione del coreografo belga Stijn Celis ci invita ad interrogarci sulla ricerca della libertà tra le limitazioni, individuando con eleganza e raffinata gestualità un luogo ove possa regnare l’armonia.

Gran finale all’insegna della grande ironia: ad accompagnare stavolta in scena Roberto Bolle c’è Viktorina Kapitonova, prima ballerina allo Zurich Ballet di Zurigo, con un esilarante “Grand Pas de Deux” firmato da Christian Spuck su musica di Rossini. Un pezzo amatissimo dal pubblico che permette alla danza classica di ridere di se stessa: rigore e disciplina vengono così “sbeffeggiati” in scena da una partner femminile svogliata e maldestra, sorda ai richiami di un Roberto Bolle serio e bacchettone, intento a distoglierla tra un passo e l’altro, dalla sua amata borsetta rossa. Un gran colpo di coda che strizza l’occhio a una platea già visibilmente in preda al più totale entusiasmo.

Proprio quando la serata sembra esser ormai conclusa, l’Étoile dei due Mondi regala al pubblico spoletino un extra fuori programma: un assolo che lo vede protagonista in scena sulle note di “We will rock you” dei Queen, pezzo coreografico nel quale si era esibito quest’anno sul palcoscenico dell’Ariston in occasione della 66esima edizione del Festival di Sanremo. Impossibile resistere alla tentazione di accompagnare la danza di Roberto Bolle battendo le mani a tempo prima di lasciarsi andare ad un ultimo interminabile lungo applauso, segno di uno spettacolo all’insegna di una danza universale capace di imprimersi indelebile nella memoria di ognuno.

 

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