Le personalità dello spettacolo e SIAE: urge direttiva sul copyright

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È Albano Carrisi a dare forza alla battaglia che la Siae porta avanti per far approvare dal Governo la direttiva europea sul copyright, quella che farebbe tremare i giganti del web costringendoli a pagare le quote del diritto d’autore. Una battaglia che la Società italiana degli autori ed editori ha vinto in Europa, ma che ora deve passare anche in Italia.
Dopo la lettera alle istituzioni firmata dal presidente Siae, Giulio Repetti Mogol, per chiedere alla politica di fare presto e la campagna #404Copyright per sensibilizzare tutti, lo scorso 10 giugno Siae ha chiamato a raccolta diversi nomi del mondo della musica, del cinema, del teatro e del giornalismo. Con Albano Carrisi, che ha partecipato di persona alla conferenza stampa indetta a Roma insieme a Mogol, al direttore Gaetano Blandini, a Stefano Balducci e ad Andrea Purgatori, hanno preso parte in collegamento, tra gli altri, anche Carlo Verdone, Caterina Caselli, Gino Paoli, Roby Facchinetti e Tony Renis.
“E’ importante che la direttiva europea per il copyright venga approvata dal Governo, ha detto Mogol, altrimenti i giganti del web continueranno a non pagare le tasse né il diritto d’autore che non è una tassa, ma un compenso per 90mila creativi. Lo pagano tutti, persino le parrocchie, perchè questi giganti che guadagnano miliardi non devono pagarlo? Sia da destra che da sinistra sono tutti d’accordo, perchè sarebbe uno scandalo da ricordare per più di 500 anni. Sono fiducioso, credo che si farà”.
Un “appello al Parlamento” che con Blandini arriva a “chi ama la cultura, perchè gli artisti siano liberi” e perchè “bisogna applicare la legge. Non chiediamo mostruosità, ha aggiunto Al Bano, ma che chi usa il nostro lavoro paghi”.
E allora l’invito di Purgatori a “ragionare sul fatto che se non esistessero i contenuti, non esisterebbero le piattaforme e nemmeno un palinsesto tv. Netflix nei primi 3 mesi di lockdown ha aumentato il suo fatturato di 16 milioni di euro. Ha dato un milione per sostenere l’audiovisivo, ma non ci servono le mance. Il problema è far capire a questi signori che devono accettare che i profitti vengano condivisi con chi ha permesso loro di diventare miliardari”.
Si è detto preoccupato Carlo Verdone, perchè “è tutto in mano al Governo, ma per come vanno le cose in Italia ho tanta paura. Durante la pandemia con il nostro lavoro abbiamo aiutato gli italiani a stare a casa, abbiamo dato loro una carezza, è stato anche un lavoro di grande psicologia. E poi ci sono delle lobby che fanno del loro meglio per evadere quello che devono pagare. Ma questa è una distruzione della nostra cultura, il diritto d’autore è sacro. Metterò sempre la mia faccia, la mia voce e le mie ragioni, che sono le vostre”.
Del resto, ha aggiunto Caselli, “a Google non interessa molto della creatività italiana, ma deve interessare molto agli italiani, perchè il copyright ha consentito di avere un patrimonio incredibile e inestimabile”. Più diretto Gino Paoli, per il quale “chi non lo capisce o è un cretino o è in malafede. I Cinque stelle sono contro, ho parlato tante volte con Grillo che ha le sue idee, ma la sua opera viene tutelata dalla Siae”.
Al momento il ddl che recepisce la direttiva Ue è all’esame della commissione Politiche europee del Senato, l’Aula dovrà approvarlo e poi passerà alla Camera. L’augurio è che “entro fine anno” si arrivi all’approvazione della direttiva che “ci consentirebbe di andare da queste persone a tutelare i nostri autori e i nostri artisti”.

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