L’Ateneo di Perugia in missione nello Spazio con il progetto MyoGravity

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E’ decollato lo scorso 14 agosto da Cape Canaveral il progetto MyoGravity con destinazione Stazione Spaziale Internazionale. Con la partecipazione di ricercatori UniPG e la collaborazione di Astro-Paolo

Lo scorso 14 agosto alle ore 12.31 ora locale è decollato, dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral in Florida (USA), il razzo SpaceX-12 che ha lanciato sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) il modulo Dragon, con a bordo rifornimenti per l’equipaggio della ISS e una serie di esperimenti scientifici, alcuni dei quali italiani.

Tra questi, il progetto MyoGravity, a cui partecipano anche ricercatori del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’ateneo perugino, il professor Guglielmo Sorci, docente di Anatomia Umana, e la dottoressa Sara Chiappalupi, giovane assegnista. Il progetto, interamente italiano e finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), ha lo scopo di studiare gli effetti della microgravità sulla biologia delle cellule del muscolo scheletrico, uno degli organi più colpiti nei viaggi di lunga durata nello spazio. “In assenza di gravità – spiega il professor Sorci – il muscolo scheletrico va incontro ad atrofia, con perdita di massa muscolare e alterazione nella composizione delle miofibre, rappresentando un problema in potenziali viaggi di lunga durata nello spazio. La ISS è un luogo ideale per questo tipo di studi perché, gravitando in orbita terrestre bassa, risente della quasi assenza di gravità, o microgravità. L’attenzione a questi aspetti è legata al fatto che l’attuale obiettivo della NASA è una missione umana su Marte, ma le informazioni che otterremo saranno utili anche per comprendere meglio certe patologie che hanno alla base i meccanismi dell’atrofia muscolare”.

Il progetto MyoGravity, in particolare, ha previsto l’isolamento di cellule staminali adulte (cellule satelliti) da biopsie di muscolo scheletrico di soggetti volontari e dello stesso astronauta italiano, Paolo Nespoli (Astro-Paolo, come è stato recentemente ribattezzato), prima della sua partenza a fine luglio scorso per la missione di cinque mesi sulla ISS e immediatamente dopo il suo rientro sulla Terra (dicembre prossimo). Una parte delle cellule satelliti isolate da Nespoli sono state amplificate e spedite con il lancio SpaceX-12 sulla ISS dove già si trova l’astronauta. “Paolo Nespoli – continua il Prof. Sorci – ha viaggiato per qualche giorno nello spazio insieme alle sue stesse cellule isolate e coltivate in vitro; una condizione unica nel panorama scientifico internazionale, e che ha richiesto una fase preliminare di organizzazione burocratica e logistica, e di messa a punto delle condizioni sperimentali, durata più di un anno”.

Le cellule inviate sulla ISS verranno confrontate con le stesse cellule coltivate a terra in condizioni standard o in condizioni di microgravità simulata grazie all’impiego di speciali strumentazioni come la Random Positioning Machine che, variando continuamente il proprio piano di rotazione, permette di riprodurre condizioni di gravità prossima allo zero. Questi confronti consentiranno di evidenziare le modificazioni indotte nelle cellule satelliti dalla microgravità. Insieme alle cellule umane, sono state inviate sulla ISS cellule muscolari murine iperesprimenti il fattore di crescita IGF-1 per verificare gli effetti protettivi di quest’ultimo nei confronti dell’atrofia muscolare da microgravità.

Un team di ricercatori del progetto MyoGravity composto dal prof. Sorci, dalla dott.ssa Chiappalupi, dalla prof.ssa Stefania Fulle sara chiappalupi myogravity(tuderte, docente di Fisiologia dell’Università di Chieti-Pescara) coordinatrice del progetto, e dalla dott.ssa Ester Sara Di Filippo (anch’essa dell’Università di Chieti-Pescara) ha operato per circa venti giorni all’interno dei laboratori della NASA presso il Kennedy Space Center, dove ha coltivato le suddette cellule e assemblato le unità sperimentali inviate sulla ISS, e ha potuto assistere da breve distanza al lancio dello SpaceX-12. Un’esperienza senz’altro affascinante e indimenticabile.

MyoGravity si inserisce all’interno della missione VITA-Biomission e coinvolge anche altri due gruppi di ricerca italiani, quello del prof. Antonio Musarò dell’Università Sapienza di Roma, e della prof.ssa Fernanda Amicarelli dell’Università de L’Aquila, e si avvale della collaborazione tecnologica di Kayser Italia, azienda leader nel settore aerospaziale, che ha realizzato l’hardware e le speciali unità sperimentali in cui sono coltivate le cellule a bordo della ISS.

Foto in alto: i due principal investigator del progetto MyoGravity: la prof.ssa Stefania Fulle ed il prof. Guglielmo Sorci.

Foto in basso: la dott.ssa Ester Sara Di Filippo e la dott.ssa Sara Chiappalupi.

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