Il diavolo e l’acqua santa: inquietanti presenze nelle chiese umbre

diavolo devil

“Il diavolo non è così brutto come lo si dipinge” dice un proverbio. Ma trovarlo dipinto in una chiesa sembra quasi una blasfemia anche se, a ben pensarci, era lui l’angelo più bello al servizio di Dio.

Sono due, e molto note, le chiese in Umbria che celano Lucifero in due opere d’arte realizzate ad esaltazione della gloria di Dio, una si trova a Perugia ed una ad Assisi.

La basilica di San Pietro a Perugia, la più bella e più ricca chiesa del capoluogo umbro, eretta a gloria di San Benedetto e del suo ordine e ad eterna memoria del grande potere e delle enormi ricchezze del suo monastero, ospita, tra le altre, un’opera da record alquanto inquietante: nella controfacciata della chiesa, sopra il portone di ingresso, troneggia una enorme tela, tra le più grandi d’Europa, della dimensione di circa 90 metri quadri, che raffigura il Trionfo dell’ordine dei benedettini, dipinta da Antonio Vassilacchi nel 1592.

Osservando da vicino l’opera nella penombra della chiesa si possono distinguere, su due registri, personalità eminenti dell’ordine dei benedettini o comunque a loro legate, sul registro superiore quelli non più in vita, in quello inferiore i viventi. E’ possibile ammirare una serie di monaci, pontefici, vescovi, venerabili… un groviglio di più o meno300 figure che, lo spettatore medio, con difficoltà riesce a distinguere, a parte San Benedetto al centro della composizione e pochi altri. Tra tutti questi santi uomini è possibile si nasconda Lucifero? Basta allontanarsi dalla tela, raggiungere la metà della navata centrale e… volgendo di nuovo lo sguardo verso l’ingresso con supore notiamo che due occhi animaleschi ci guardano minacciosi: il sole e la luna, raffigurati sulla linea mediana della tela sono le pupille di un essere diabolico il cui naso è proprio il fondatore dell’ordine e le corna sono i due apostoli Pietro e Paolo. Cosa ci fa il diavolo lì? Forse vuole ricordare ai fedeli che escono dal sacro luogo che fuori di lì il peccato è in agguato.

Ci spostiamo ad Assisi, “seguendo l’odore di zolfo”, e arriviamo nientemeno che alla Basilica di San Francesco. Qui, luogo di fede ma diavolo assisianche di capolavori d’arte, Giotto la fa da padrone, con i suoi celebri riquadri che percorrono le pareti dell’unica navata dove, insuperato, narra per immagini gli episodi salienti della vita del Santo Poverello. Ce n’è uno dove ci soffermiamo in particolare, quello che raffigura la morte di Francesco: il corpo del Santo giace al centro della scena in basso, attorniato dai suoi frati disperati per la sua dipartita, quando improvvisamente, come racconta San Bonaventura, l’anima di Francesco, lucente come una stella, ascende al cielo al di sopra sopra una candida nuvola. Ma ciò che appare non è: la candida nuvola, a ben guardare, cela il profilo arcigno di un demonio che nessuno, per ben ottocento anni, ha mai percepito. Sempre secondo San Bonaventura gli angeli, sia buoni che cattivi (i davoli), fatti di puro spirito, assumono, per scendere sulla terra, un corpo fittizio fatto di vapore.

Ma qual’è il significato di quella presenza in quella scena, in quel luogo? Lucifero, l’angelo più bello, accecato dalla sua superbia, scende sulla terra sotto forma di nuvola per cercare di impedire l’ascesa al cielo di Francesco, viene ritratto ad occhi chiusi perché condannato in eterno a non vedere più Dio.

Una piccola nota a margine: le due presenze demoniache di cui abbiamo parlato sono state scoperte da due donne: alla scrittrice Emanuela Casinini si deve la percezione della bestia demoniaca a San Pietro e alla studiosa Chiara Frugoni la scoperta del Lucifero giottesco di Assisi ma, si sa, le donne sono sempre un po’ streghe…

Benedetta Tintillini

 

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