Le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 volgono al termine ed è tempo dei primi bilanci. Lo stile, la bellezza, le capacità dell’Italia migliore hanno saputo meravigliare il pubblico mondiale, ma cosa resta ai territori e alle comunità protagoniste? Incontriamo a Casa Veneto, nel cuore di Cortina d’Ampezzo, l’architetto Fabio Massimo Saldini, Commissario Straordinario per le infrastrutture delle Olimpiadi di Milano – Cortina 2026. In qualità di Amministratore Delegato di Simico (Società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 S.p.A.), Saldini ha gestito il piano degli interventi per i Giochi invernali, con l’obiettivo di accelerare la realizzazione delle opere, incluse le varianti stradali e le sedi di gara.
Architetto Saldini, al termine dei Giochi è tempo di guardare al futuro: qual è l’eredità che Milano Cortina lascia ai territori?
“Innanzitutto i numeri: 98 opere, 51 di eredità delle quali 47 sportive, di cui 31 indifferibili per le Olimpiadi anche se, in realtà, ne abbiamo terminate 40, quindi un numero maggiore rispetto a quelle previste. Parlando di investimenti, dei 3,5 miliardi previsti l’80% di questi è stato destinato ad opere di eredità, sbloccando opere viarie che erano ferme da 30 anni. Per quanto riguarda le opere stradali non terminate, tengo a sottolineare che è scorretto dire che si tratta di ritardi, come qualcuno ha affermato, era già previsto che tali opere, da mille giorni e più di lavoro, sarebbero state terminate dopo i Giochi”.
Che esperienza è stata, per lei, questa di Milano Cortina 2026?
“Anche se l’eredità si vede innanzitutto dai numeri, ce n’è un’altra, immateriale, che è la più pesante e che riguarda il cantiere umano, l’aspetto che, in assoluto mi interessa di più. Tutti i lavoratori coinvolti hanno saputo spostare i loro limiti, hanno dato il massimo in termini di sforzo e competenze, le comunità interessate sono state propositive e disponibili. La mia priorità riguardo i progetti non è mai stata la tempistica, peraltro rispettata, ma il come venivano realizzate le opere: in sicurezza, nel rispetto delle persone che hanno lavorato e che hanno permesso di ottenere i risultati che abbiamo sotto gli occhi”.
Ci racconti del capitale umano.
“Tengo a sottolineare la serietà e le capacità del personale coinvolto. Nel cantiere di Livigno ad esempio, progetto oltretutto molto complesso e con soli 15 mesi a disposizione per la realizzazione, hanno operato ragazzi per lo più egiziani, molti dei quali non avevano mai visto la neve. Questi ragazzi hanno lavorato sempre, fermandosi un solo giorno, a Natale, per rispetto della comunità ospitante. Nel periodo del Ramadan si sostenevano con latte e datteri alla mattina per poi digiunare per tutto l’arco del giorno, ed hanno permesso la realizzazione di un centro dove, per la prima volta, venivano accolte ben quattro discipline sportive”.
La pista da bob di Cortina è stata al centro di critiche e il suo progetto è stato accolto con scetticismo da molti, cosa può dirci in merito?
Nella realizzazione dello Sliding Center di Cortina hanno lavorato persone provenienti da 21 nazioni, lavoratori che hanno dato il massimo, e che gli atleti stanno ora onorando con grandi prestazioni. La pista è velocissima, molto bella e molto tecnica, oltre ad essere molto sicura, tanto che, ad oggi, dopo circa 17 mila discese, non è accaduto nessun incidente. Tale risultato nasce dalle tantissime persone, alcune centinaia, rimaste nell’ombra, che hanno lavorato alla sua realizzazione e per questa hanno dato due anni della loro vita. Per ringraziarle stiamo cercando di rintracciarle una ad una per inserire i loro nomi in una targa”.
Quale sarà il futuro dello Sliding Center?
I nostri atleti, che per allenarsi erano costretti ad andare all’estero, ora hanno l’opportunità di restare in Italia, e sicuramente il movimento di questi sport ne risentirà in modo positivo, oltre al fatto che già diverse nazioni hanno fatto richiesta di venire ad allenarsi sulla pista di Cortina. Il futuro è già presente”.
Forse per la prima volta, per un evento così grande, tante comunità diverse, ognuna con le sue peculiarità, sono state unite da un unico fine condividendo entusiasmo e impegno, verso un traguardo il cui successo è sotto gli occhi del mondo.
Benedetta Tintillini
