Todi. Due Quaderni dell’Istituto Agrario dedicati alla cultura del vino

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Antica è la cultura e la coltura vitivinicola nella nostra regione come antica (anche se non così remota) è la tradizione della pubblicazione dei “Quaderni dell’Istituto Agrario” i cui numeri 11 e 12 sono stati presentati lo scorso 9 settembre in occasione di un evento, tenutosi nello splendido chiostro dell’Istituto Ciuffelli, alla presenza del prof. Marcello Rinaldi dirigente scolastico dell’IIS Ciufelli Einaudi e del prof. Alberto Palliotti dell’Università di Perugia.

Le due pubblicazioni hanno avuto come tema l’enologia, sia dal punto di vista didattico sia riguardo possibili scenari di sviluppo economico futuri.

Dal punto di vista della formazione, come ha spiegato il prof. Rinaldi, oltre all’offerta delle materie curricolari, l’Istituto Ciuffelli propone un percorso di istruzione strettamente legato all’enologia essendo riconosciuta, ormai da alcuni anni, come una delle 12 Scuole Enologiche d’Italia.

Entrare nel ristretto entourage delle Scuole Enologiche, presenti soltanto nelle regioni con grande tradizione vinicola, è un vanto per l’Istituto e per l’Umbria che, quindi, si afferma oramai come zona di produzione di vini di eccellenza. L’opportunità è stata colta nel 2010, anno nel quale fu chiesta al Ministero l’attivazione del corso di studi, alla quale seguirono i lavori di recupero della storica cantina dell’Istituto.

Nel quaderno n. 12 dal titolo “La Scuola Enologica dell’Umbria all’Istituto Agrario Ciuffelli di Todi”, curato da Marcello Rinaldi e Gilberto Santucci, viene ripercorsa la storia che ha condotto all’istituzione della Scuola Enologica e al recupero della cantina sperimentale e vengono illustrati gli esperimenti di vinificazione ivi condotti dal 2013 al 2019.

Nel quaderno n. 13 dal titolo “Il Grero di Todi. Riscoperta e valorizzazione del vitigno Greco Nero con accenni alla viticoltura tradizionale umbra”, sempre a cura di Marcello Rinaldi e Gilberto Santucci, viene raccontato il percorso di riscoperta del vitigno autoctono ora registrato come “Grero” (già Greco Nero) di cui ho già diffusamente parlato in un precedente articolo. Il Grero, nonostante sia ancora in cerca di una propria identità dal punto di vista organolettico e non esista ancora un disciplinare di produzione, ha tutte le carte in regola per ritagliarsi la propria fetta di mercato tra i cultori di vini con una spiccata personalità fortemente identificati con il territorio, in attesa di ottenere la DOC e legare a doppio filo il Grero a Todi, sua terra di origine.

Benedetta Tintillini

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