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Ad Amelia per scoprire il profumo dell’olio Rajo (video)

Articolo di Benedetta Tintillini

Video reportage di Donatella Binaglia

Niente di più semplice e consueto del gesto di versare nel proprio piatto un filo d’olio. Ma quante persone hanno idea di cosa si celi dietro ad un atto così scontato del nostro vivere quotidiano? E quanti sanno, di conseguenza, dare il giusto valore a quel filo d’olio che impreziosisce ogni pietanza della nostra ricchissima cucina mediterranea? Ecco che raccontare l’esperienza diventa cultura, condivisione, trasmissione di saperi, oltre che di sapori, ed ecco che il mestiere di raccontare diventa missione, divulgazione, per la crescita culturale di chi scrive e di chi legge, per capire e crescere insieme.

Insieme è una parola magica. E’ la sinergia di sforzi che, da sempre, accompagna la cultura contadina che, nell’unione, trovava il mezzo e lo scopo del duro lavoro nei campi.

Prerogativa del territorio amerino (che ci ha ospitato per un tour alla scoperta dell’olio di qualità), a fianco delle cultivar più diffuse come il Frantoio o il Moraiolo, è stato recentemente rivalutato il Rajo, una cultivar autoctona che dona un olio di eccellente qualità. A differenza delle altre tipologie di olivo, che raggiungono il loro apice qualitativo a metà maturazione, il Rajo deve essere raccolto quando è completamente maturo: è in questo momento che raggiunge il massimo delle sue qualità organolettiche senza che sia pregiudicato il suo contenuto in polifenoli, le sostanze naturali contenute nell’oliva che tanto beneficio apportano alla nostra salute.

Un viaggio all’interno del mondo dell’oliva e dell’olio è quello che è stato offerto alla stampa estera e locale, che ha potuto toccare con mano olio rajoed avere un’esperienza diretta di ciò che vuol dire “fare l’olio”.

Stendere i teli abbracciando dolcemente la pianta che è pronta donare i suoi frutti da cogliere con le mani, con i rastrelli, con gli attrezzi meccanizzati, salendo sulle scale e scoprendo nuove prospettive sulla magnifica campagna circostante; duro il lavoro fisico, ma svolto in compagnia, fra una battuta, un sorriso ed uno sfottò, sicuramente va a beneficio della qualità della vita.

Posto importante nei ritmi di lavoro contadini, che iniziano presto la mattina, è la sostanziosa colazione che reintegra le energie per affrontare l’intera giornata: pane, formaggio, affettati ed un bicchiere di vino e si riprende il lavoro. Anticamente le olive venivano raccolte a mano e versate nei canestri, solo in seguito è subentrato l’utilizzo dei teli; ora procedimenti meccanizzati hanno velocizzato la raccolta a discapito della poesia…

Raccolte minuziosamente tutte le olive dalla pianta si sollevano con cautela i teli ed il loro contenuto viene portato con le cassette al frantoio, e via, a bordo del trattore!

Una volta giunte a destinazione vengono rovesciate in una vasca di conferimento, saranno mondate delle foglie, lavate per poi essere spremute a freddo ad una temperatura di circa 20 gradi. La pasta di olive affronterà una serie di passaggi al termine dei quali vedremo uscire, non senza un certo orgoglio ed entusiasmo, il profumatissimo olio. Erba tagliata, fiori ed agrumi i sentori che si offrono al nostro olfatto, mentre, assaggiandolo, la punta di amaro e di piccante ci farà apprezzare l’altissima qualità del “nostro” olio.

“Questa è stata un’annata singolare che ci ha regalato un’altissima resa – afferma Giovanni Crocelli, presidente del frantoio Italyheart di Amelia, che ci ha ospitato – la bassa percentuale di acqua presente nei frutti, conseguenza dell’anno siccitoso, ha permesso di ottenere rese altissime, per contro, la quantità di olio prodotta non è elevata ed il gusto è alquanto deciso”.

“La cultivar Rajo è un’eccellenza del nostro territorio – prosegue Crocelli – il nostro impegno, in sinergia con le altre realtà locali, è puntare sulla promozione dell’olio EVO e sulla sua qualità anche come veicolo per far conoscere il nostro territorio, ricco non solo di prodotti di eccellenza, ma anche di realtà culturali di assoluto rilievo. E’ in questa ottica che è nata la rete dei piccoli musei che, ad oggi, annovera il Museo della Grande Guerra di Lugnano in Teverina, il Museo dell’Ovo Pinto di Civitella del Lago, il Museo Traguardo di Amelia ed il Museo Piero Taruffi di Bagnoregio. E sicuramente non ci fermeremo qui, questa terra ha ancora molto, moltissimo da svelare…”.

Nel reportage di Donatella Binaglia le immagini e le interviste dell’intensa ed interessantissima giornata:

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