Una serata di grande musica, tecnica sopraffina e intensità espressiva ha acceso l’Anfiteatro Romano di Terni, dove giovedì 18 giugno il pubblico di Visioninmusica Summer 2026 ha accolto con entusiasmo il ritorno di Matteo Mancuso, protagonista dell’unica tappa umbra del suo Route 96 Tour.
Ad aprire il concerto è stato il Lusi Trio, che ha subito scaldato l’atmosfera con una performance energica e compatta, costruita su un solido intreccio di rock, blues e funk. Una partenza convincente che ha preparato il terreno all’attesissimo ingresso di Mancuso.
Quando il chitarrista siciliano è salito sul palco, affiancato dal power trio formato da Riccardo Oliva al basso e Gianluca Pellerito alla batteria, è apparso subito chiaro come il concerto avrebbe superato le aspettative. La loro è un’intesa costruita negli anni, capace di trasformare ogni brano in un dialogo serrato, vivo, imprevedibile.
Mancuso ha conquistato il pubblico con la sua ormai celebre tecnica fingerstyle elettrica: nessun plettro, soltanto le dita a dialogare con le corde in un flusso continuo di velocità, precisione e sensibilità. Una cifra stilistica che lo ha imposto sulla scena internazionale e che continua a sorprendere per naturalezza e controllo.
Ma ridurre il concerto alla sola dimensione tecnica sarebbe limitante. Il live ternano ha mostrato soprattutto la maturità artistica di un musicista che riesce a fondere jazz, fusion, rock e suggestioni mediterranee in un linguaggio personale e riconoscibile. Route 96 — titolo che gioca tra il suo anno di nascita e l’omaggio alla tradizione chitarristica americana di Los Angeles, da Mike Landau a Steve Lukather fino a Larry Carlton — è stato il cuore pulsante della serata.
Tra i momenti più attesi, Isla Feliz e Solar Wind hanno confermato la forza compositiva del nuovo lavoro, alternandosi ai brani di The Journey, il disco che lo ha consacrato al grande pubblico. Applauditissima anche la rilettura di Spain di Chick Corea, interpretata con una freschezza e una libertà esecutiva che hanno infiammato gli spettatori.
Il valore aggiunto della serata è stato proprio questo equilibrio raro: virtuosismo mai fine a sé stesso, ma sempre al servizio della musica. Un concerto capace di parlare tanto agli appassionati di tecnica quanto a chi cerca emozione, groove e racconto sonoro.
Per Visioninmusica, che aveva creduto in Mancuso già anni fa, questo ritorno ha avuto il sapore della conferma: quello che allora era un talento emergente è oggi una delle voci più autorevoli della chitarra contemporanea. E Terni, nella cornice senza tempo dell’Anfiteatro Romano, ha avuto il privilegio di assistere non solo a un concerto, ma a una vera dimostrazione di come la chitarra possa ancora reinventarsi.
Giulio Pocecco
