Oltre sessanta opere raccontano l’evoluzione dell’immagine della santa senese tra la stagione post-tridentina e il Seicento. Dal 28 novembre 2026 al 30 marzo 2027, il complesso museale Santa Maria della Scala diventa il cuore di un progetto che intreccia arte, spiritualità, storia e memoria cittadina.
Siena si prepara a riscoprire una delle figure più rappresentative della propria identità attraverso lo sguardo degli artisti che, nei secoli, ne hanno interpretato la spiritualità, l’estasi mistica e l’impegno nella vita pubblica. È stata presentata ieri a Roma, presso l’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte del Ministero della Cultura, la mostra Santa Caterina da Siena. Estasi e ardore, in programma al complesso museale Santa Maria della Scala dal 28 novembre 2026 al 30 marzo 2027, con un’anteprima istituzionale e per la stampa fissata al 27 novembre.
L’esposizione, insignita della Medaglia del Presidente della Repubblica, riunisce oltre sessanta opere tra dipinti, sculture, disegni, incisioni e libri a stampa, proponendo un percorso di approfondimento sulla fortuna figurativa di Caterina da Siena tra il periodo successivo al Concilio di Trento e il pieno Seicento. Un progetto di ampio respiro scientifico che guarda già al 2027, anno in cui la memoria della santa tornerà a essere al centro dell’attenzione, e che intende offrire nuove chiavi di lettura di una personalità capace di attraversare i secoli.
Alla presentazione sono intervenuti il sindaco di Siena, Nicoletta Fabio, il cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, Cristiano Leone, presidente della Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala, Alessandro Angelini, coordinatore dei curatori, e Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati. Presenti anche rappresentanti delle istituzioni culturali e del mondo accademico.
Siena e Caterina, un legame che appartiene al mondo
Per il sindaco Nicoletta Fabio, dedicare una mostra a Santa Caterina rappresenta motivo di orgoglio, ma anche una responsabilità nei confronti di una figura che appartiene alla storia della città e, allo stesso tempo, alla comunità internazionale.
Siena condivide Caterina con il mondo, ma ne custodisce le tracce più profonde nella propria storia, nei luoghi e nella memoria collettiva. Una città che, pur non essendo grande per dimensioni, è grandiosa per il patrimonio che racchiude: un’eredità culturale che non può essere circoscritta alla centralità di Piazza del Campo o ai percorsi turistici più frequentati.
La mostra diventa così un’occasione per ampliare lo sguardo sulla città, coinvolgendo tanto i visitatori quanto i senesi in una riscoperta del patrimonio artistico, religioso e storico. In questa prospettiva, ha sottolineato il sindaco, la collaborazione tra atenei e istituzioni culturali costituisce una formula particolarmente interessante, capace di mettere in relazione competenze scientifiche diverse e di restituire al pubblico una lettura articolata della storia cittadina.
Al centro di questo percorso si colloca il Santa Maria della Scala, luogo che non è soltanto un contenitore museale, ma una parte essenziale della vicenda di Caterina. Qui la santa prestava il proprio servizio ai malati, portando conforto e sollievo a chi soffriva nell’antico ospedale. La possibilità di riscoprire gli ambienti storici e l’Oratorio di Santa Caterina della Notte aggiunge quindi alla visita espositiva una dimensione concreta, legata alla cura e alla vicinanza agli ultimi.
Federico Mollicone: una donna capace di parlare ai papi e ai governanti
Nel suo intervento, Federico Mollicone ha evidenziato il valore culturale dell’esposizione, indicandola come esempio di valorizzazione integrata del patrimonio. La mostra, ha sottolineato, restituisce la complessità di una personalità che seppe unire una profonda vita contemplativa a una straordinaria capacità di intervento nella storia politica e diplomatica del proprio tempo.
Caterina non fu soltanto una mistica. Attraverso le sue lettere si rivolse direttamente ai pontefici, ai sovrani e ai governi cittadini, invocando pace, giustizia e rinnovamento della Chiesa. Un’autorevolezza morale che, nel Trecento, le consentì di intervenire nelle questioni più rilevanti della cristianità, trasformando la propria fede in una missione concreta al servizio della comunità.
Il presidente della Commissione Cultura della Camera ha richiamato, in particolare, il rapporto tra spiritualità e responsabilità pubblica, ricordando come Caterina invitasse chi esercitava il potere a considerarlo uno strumento da mettere al servizio del bene comune.
È proprio questa duplice dimensione, interiore e pubblica, a rendere la sua figura ancora attuale. Nel percorso espositivo, i temi dell’estasi, delle stimmate e della Passione di Cristo diventano elementi attraverso cui gli artisti hanno tradotto in immagini un’esperienza spirituale intensa, contribuendo a consolidare nel tempo il ruolo di Caterina nell’immaginario religioso e civile europeo.
Mollicone ha inoltre richiamato le parole di san Giovanni Paolo II, che nel 1980, durante la visita a Siena, definì Caterina «una grande opera di Dio»: un’espressione che restituisce la portata della sua eredità e il valore della memoria che la città continua a custodire.
Il sangue di Cristo come inchiostro: il corpo, la cura e la spiritualità
Il presidente della Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala, Cristiano Leone, ha individuato una delle chiavi interpretative più suggestive della mostra nelle parole con cui Caterina apriva le proprie lettere, dichiarando di scrivere nel prezioso sangue di Cristo. Il sangue diventa così l’inchiostro con cui la santa si rivolge al mondo: una metafora dell’amore, della sofferenza e della partecipazione alla Passione.
È da questa immagine che prende forma il dialogo tra le opere esposte e la storia del luogo che le accoglie. Il Santa Maria della Scala fu per secoli un punto di riferimento per pellegrini e persone bisognose di assistenza, lungo le vie che attraversavano Siena e la collegavano ai grandi itinerari della devozione, tra cui la Via Francigena.
In questo contesto, il corpo assume un ruolo centrale. È il corpo che soffre, quello che viene curato e quello attraverso il quale si manifesta l’esperienza mistica. Leone ha richiamato l’importanza di riportare al centro proprio questa dimensione, che per otto secoli ha trovato nel Santa Maria della Scala un luogo di accoglienza e assistenza.
La visita all’Oratorio di Santa Caterina della Notte consente di avvicinarsi a questa storia. Nei livelli più profondi del complesso si trovano gli ambienti legati alla presenza della santa, che qui pregava e si prendeva cura dei malati, e la piccola cella dove riposava.
L’esperienza della mostra si sviluppa così attraverso un movimento ideale tra interno ed esterno, tra la dimensione raccolta della preghiera e l’apertura verso il mondo. Come il sangue che si dirama e ritorna al cuore, la spiritualità di Caterina si traduce in un movimento continuo tra la cura di sé e quella degli altri.
La sua forza, in questa prospettiva, non si manifesta nonostante la debolezza, ma proprio attraverso di essa: nella vicinanza a chi soffre e nella capacità di trasformare la fragilità in un luogo di relazione.
Francesco Vanni e la nascita di una nuova immagine della santa
Il progetto scientifico è affidato ad Alessandro Angelini dell’Università degli Studi di Siena, Gabriele Fattorini dell’Università degli Studi di Firenze e Michele Maccherini dell’Università degli Studi dell’Aquila. La collaborazione tra i tre atenei rappresenta uno degli elementi qualificanti dell’iniziativa, mettendo in dialogo competenze e percorsi di ricerca differenti.
Il percorso si articola in una sezione introduttiva e sei sezioni tematiche, che accompagnano il pubblico nella trasformazione dell’immagine di Caterina dal tardo Cinquecento fino al Seicento. L’obiettivo non è soltanto mostrare come la santa sia stata raffigurata, ma ricostruire il processo attraverso cui la sua figura è stata reinterpretata alla luce delle sensibilità religiose, delle esigenze devozionali e delle trasformazioni del linguaggio artistico.
Un ruolo centrale è riservato a Francesco Vanni, pittore senese fondamentale per la definizione dell’iconografia cateriniana tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento. Attorno alla sua opera si sviluppa una costellazione di artisti, tra cui Ventura Salimbeni, Alessandro Casolani, Francesco Rustici, Rutilio Manetti e Raffaello Vanni.
Le opere permettono di seguire l’evoluzione della rappresentazione della santa, dal recupero della tradizione medievale alle nuove forme della pittura della Controriforma, fino alle suggestioni del Barocco.
Particolare rilievo assume il tema delle stimmate, uno degli aspetti più significativi della ricezione moderna di Caterina. Attorno a questo episodio si intrecciano questioni teologiche, artistiche e identitarie, che coinvolgono la tradizione domenicana e la memoria religiosa di Siena.
Dipinti, disegni, incisioni e testi a stampa restituiscono così la pluralità dei linguaggi attraverso cui gli artisti hanno cercato di dare forma al sacro, traducendo in immagini ciò che apparteneva all’esperienza mistica e alla dimensione invisibile della fede.
Il 2027 cateriniano e gli itinerari nella città
Per il cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, la mostra rappresenta un’iniziativa attesa da tempo, capace di riportare al centro una figura che continua a parlare alla Chiesa e alla società contemporanea.
Caterina, dottore della Chiesa e patrona d’Italia insieme a san Francesco d’Assisi, seppe rivolgersi con straordinaria determinazione ai papi e ai potenti del suo tempo. La sua vicenda è legata anche al ritorno di papa Gregorio XI da Avignone a Roma, un passaggio fondamentale della storia della Chiesa nel quale la santa ebbe un ruolo di rilievo.
Il cardinale ha richiamato inoltre l’importanza degli itinerari cateriniani, che potranno offrire ai pellegrini diretti a Roma un motivo ulteriore per fermarsi a Siena e approfondire la conoscenza dei luoghi legati alla vita della santa. L’auspicio è che la mostra diventi anche uno stimolo alla riflessione personale e al cammino della fede.
Accanto al nucleo espositivo del Santa Maria della Scala, il progetto coinvolgerà infatti diversi luoghi della città: la Basilica di San Domenico, con la cappella che custodisce la testa della santa; l’Oratorio di Santa Caterina in Fontebranda; l’Oratorio della Cucina; l’Oratorio del Crocifisso delle Stimmate; la chiesa di San Raimondo al Refugio; l’Oratorio di Santa Caterina della Notte; l’Oratorio della Contrada del Drago e la Cappella Chigi nel Duomo, con opere di Gian Lorenzo Bernini ed Ercole Ferrata.
A questo itinerario si affiancheranno esperienze turistiche dedicate, sviluppate da DMO Terre di Siena in collaborazione con Siena Experience Italian Hub, con l’obiettivo di mettere in relazione l’offerta culturale e quella turistica.
La mostra si propone dunque di superare i confini del museo per trasformare Siena in un percorso culturale diffuso, nel quale le opere dialogano con i luoghi della memoria e con la storia viva della città.
Una mostra come occasione di riscoperta collettiva
Santa Caterina da Siena. Estasi e ardore è organizzata dalla Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala diretta da Chiara Valdambrini e promossa insieme al Comune di Siena, ai Musei Nazionali di Siena, all’Università di Siena, all’Arcidiocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, all’Archivio di Stato di Siena e all’Opera della Metropolitana di Siena.
Il progetto è realizzato con la collaborazione di numerose istituzioni culturali e accademiche, con il sostegno di enti e realtà del territorio, e sarà accompagnato da un catalogo scientifico edito da Sillabe.
La ricchezza delle collaborazioni e il lavoro delle diverse professionalità coinvolte testimoniano la complessità di un’iniziativa che vuole restituire alla città una figura percepita non come una presenza confinata nella storia, ma come una luce ancora viva.
Nel percorso che conduce al 2027, la mostra invita a guardare Santa Caterina oltre la sua immagine più nota: non soltanto la mistica delle visioni e delle stimmate, ma la donna che seppe attraversare il proprio tempo, rivolgersi ai potenti, assistere i malati e lasciare un segno profondo nella storia religiosa e civile dell’Europa.
Una riscoperta che parte dalle opere d’arte, attraversa gli spazi dell’antico ospedale e si allarga alle strade e agli oratori di Siena. Perché, come è emerso dalla presentazione romana, Siena è una città che contiene molto più di quanto le sue dimensioni lascino immaginare. E Caterina resta una delle chiavi più profonde per comprenderne l’identità.
Benedetta Tintillini
