Il Museo Civico di Siena ospita la mostra di Ismaele Nones: “Credevo di volare ma stavo cadendo”. All’artista trentino è stata affidata la realizzazione del drappellone del Palio del 2 Luglio 2026.
Un viaggio tra percezione e realtà, tra memoria e contemporaneità, tra l’eredità della tradizione figurativa e una nuova ricerca pittorica. È questo il cuore di “Credevo di volare ma stavo cadendo”, la mostra personale dell’artista trentino Ismaele Nones, in programma dal 13 giugno al 26 luglio 2026 ai Magazzini del Sale e nella Sala dei Pilastri del Museo Civico di Siena.
L’esposizione, organizzata dal Comune di Siena e curata da Michela Eremita, rappresenta un’importante occasione per conoscere da vicino il percorso artistico di Nones, scelto dall’amministrazione comunale per realizzare il Drappellone del Palio del 2 luglio 2026. La mostra raccoglie opere realizzate tra il 2021 e il 2026 e propone una riflessione sul tema dell’illusione e del ribaltamento delle prospettive, già evocato dal titolo.
“Credevo di volare ma stavo cadendo” introduce infatti a un’apparente condizione di slancio che si trasforma improvvisamente nella presa di coscienza della caduta. Un’immagine che diventa metafora di un percorso visivo e concettuale nel quale ciò che sembra familiare e riconoscibile si rivela altro, spingendo lo spettatore a interrogarsi sul significato profondo delle immagini.
«Nelle opere di Nones – commenta il sindaco di Siena, Nicoletta Fabio – si intrecciano sperimentazione pittorica, riflessione progettuale e una profonda attenzione ai riferimenti culturali e storici, dando vita a un linguaggio artistico personale e contemporaneo. Il percorso creativo dell’artista dialoga costantemente con il patrimonio iconografico della tradizione senese, reinterpretandone simboli, atmosfere e suggestioni attraverso una sensibilità attuale».
Secondo la curatrice Michela Eremita, il titolo stesso della mostra suggerisce una chiave di lettura precisa: invitare il pubblico a non fermarsi all’immediatezza della percezione, ma a esplorare ciò che si nasconde oltre l’apparenza. «L’armonia nascosta, o pianificata, disequilibra tutto ciò che appare passato e in realtà è presente – spiega –. Non troviamo riproposizioni didascaliche di antichi stilemi, ma punti di vista che dal presente tornano al passato in un’ottica rovesciata».
Le opere di Nones sembrano infatti attingere alla cultura mediterranea e alla tradizione bizantina, ma anche alle radici della pittura senese. Figure, paesaggi e architetture costruiti attraverso campiture nette, prive di ombre, e composizioni rigorose nelle quali convivono elementi naturali, animali e architettonici. Un linguaggio che richiama la grande tradizione iconografica senza mai trasformarsi in semplice citazione.
L’artista lavora infatti sul cortocircuito temporale: ciò che appare antico si rivela profondamente contemporaneo, mentre il presente si riflette nelle forme e nei codici del passato. Ne emerge una pittura che interroga il rapporto tra memoria e attualità, dimostrando come il patrimonio figurativo possa ancora generare nuove letture e nuove possibilità espressive.
Nato a Trento nel 1992, Ismaele Nones vive e lavora a Torino. Dopo gli studi all’Istituto d’Arte Alessandro Vittoria di Trento, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove si è formato tra pittura e scultura. Negli ultimi anni si è affermato come una delle voci più interessanti della giovane arte italiana contemporanea, partecipando a numerose mostre personali e collettive e ottenendo importanti riconoscimenti, tra cui la finale del Premio Cairo 2023 e il Premio Casarini Due Torri ad ArtVerona nel 2021.
L’esposizione senese assume un significato particolare anche in vista del prossimo Palio, offrendo al pubblico l’opportunità di entrare nell’universo creativo dell’artista che firmerà il Drappellone della carriera del 2 luglio.
Tra le antiche mura dei Magazzini del Sale, la pittura di Nones invita così a percorrere un territorio sospeso tra tradizione e innovazione, dove il passato non viene celebrato nostalgicamente ma reinterpretato attraverso uno sguardo capace di mettere continuamente in discussione ciò che crediamo di vedere. Un percorso che, come suggerisce il titolo della mostra, ricorda come spesso ciò che sembra un volo possa rivelarsi una caduta e come proprio in quel momento possa nascere una nuova consapevolezza.
