Violenza sulle donne: il grido delle donne di Catelnuovo di Farfa

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Come ogni anno, il 25 novembre si torna a parlare di violenza sulle donne, un problema che, purtroppo, sembra non ridursi, soprattutto in questo momento di lunghe convivenze forzate a causa della situazione sanitaria

 

Fuori da ogni ritualità, le consigliere comunali di Castelnuovo di Farfa, guidate dalla vicesindaco Michela Valentini, con l’entusiastico appoggio del Sindaco Luca Zonetti, mercoledì 25 novembre, alle ore 9:30, collocheranno nel centro del borgo una panchina rossa ed un paio di scarpe dello stesso colore, con un obiettivo molto chiaro ha sostenuto Michela Valentini “far cessare tutte le forme di violenza contro le donne. Lo dobbiamo a tutte le vittime, – ha aggiunto- quelle che hanno trovato il coraggio di denunciare e mostrare il loro viso tumefatto e quelle che ancora subiscono, alle quali diciamo di gridare NO alla violenza e di denunciare”.

Purtroppo, alla manifestazione, che si svolgerà nel rispetto delle normative anticovid, non potranno partecipare quest’anno le donne del paese e i cittadini, ma le foto e la condivisione attraverso i social permetteranno comunque l’abbraccio virtuale di tutte le ragazze, le donne e le nonne di Castelnuovo di Farfa.

Il problema della violenza sulle donne, e il carattere internazionale di questa vergognosa piaga, aveva convinto l’Onu ad istituire nel 1999 una ricorrenza mondiale fissata il 25 novembre di ogni anno, ricorrenza molto sentita negli ultimi anni anche nei comuni della Sabina.

In tutto il mondo, ha sostenuto la giornalista Annalisa Camilli, una delle prime cause di morte delle donne tra i 16 e i 44 anni è l’omicidio compiuto spesso da persone conosciute, in particolare mariti, compagni, partner o ex partner. E l’Italia non fa eccezione: l’omicidio è la violenza più grave di una serie di violenze che molte donne subiscono durante la loro esistenza. Secondo l’Istat, nel paese una donna su tre ha subìto qualche forma di violenza nel corso della sua vita, specialmente in famiglia. Questo vuol dire che in Italia poco meno di sette milioni di donne tra i sedici e i settant’anni hanno subìto violenza fisica (20,2 per cento) o sessuale (21 per cento); dalle forme meno gravi come lo strattonamento o la molestia a quelle più gravi come il tentativo di strangolamento o lo stupro (5,4 per cento).

Gli autori delle violenze più gravi sono prevalentemente i partner o gli ex partner (62,7 per cento). Gli sconosciuti invece nella maggior parte dei casi commettono molestie sessuali (76,8 per cento). La violenza di genere è un fenomeno strutturale e diffuso, ma ancora in gran parte sommerso. Sempre secondo l’Istat, solo il 12 per cento delle violenze è denunciato. Anche per questo dal 2017 in Italia è stata istituita una commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio che ha l’obiettivo di studiare quali sono i meccanismi che legittimano e alimentano la violenza sulle donne e di elaborare strategie e politiche per contrastarla. Ancora è difficile, infatti, anche solo raccogliere dati e statistiche sui femminicidi e su tutti i tipi di violenze di genere.

Il movimento delle donne sostiene che “la violenza di genere non ha confini, età o limiti sociali, ma spesso ha le chiavi di casa. La violenza sulle donne è un atto ignobile che va denunciato, condannato e assolutamente punito. Solo un piccolo uomo usa violenza sulla donna per sentirsi grande”.

Giuseppe Manzo

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