Interviste: Massimiliano Pazzaglia, il mestiere imparato dai grandi

massimiliano pazzaglia

A Nepi, in occasione dell’inaugurazione della mostra “Omaggio a Pinocchio”, dedicata alla figura di Luigi Lopez, incontriamo Massimiliano Pazzaglia. Attore, figlio del grande autore Riccardo Pazzaglia, ha avuto il privilegio di formarsi anche accanto a Gigi Proietti: due maestri diversi, ma accomunati da talento, ironia, rigore e una profonda conoscenza del mondo dello spettacolo.

Massimiliano, lei è cresciuto respirando spettacolo in famiglia e ha avuto la fortuna di incontrare, nel suo percorso professionale, due autentici giganti come suo padre Riccardo Pazzaglia e Gigi Proietti. Quanto hanno inciso queste due figure sulla sua formazione?

«Hanno inciso moltissimo, anche se in maniera completamente diversa. Mio padre era mio padre, quindi il rapporto era prima di tutto familiare, mentre Gigi Proietti è stato un maestro nel senso più autentico del termine. Da entrambi ho imparato che questo mestiere non si può improvvisare: richiede studio, disciplina, curiosità e soprattutto rispetto per il pubblico.»

Due scuole apparentemente diverse, quindi.

«Sì, ma con tanti punti di contatto. Mio padre aveva una cultura enorme, era uno scrittore, un autore, un uomo capace di giocare con le parole e di osservare la realtà con un’intelligenza straordinaria. Gigi aveva una capacità altrettanto straordinaria di stare sul palcoscenico, di capire il teatro e di trasmettere il mestiere. Io sono stato molto fortunato perché ho potuto imparare da entrambi.»

Suo padre Riccardo Pazzaglia arrivò a Roma giovanissimo, da Napoli, e conobbe anche momenti di grande difficoltà prima del successo. Che cosa le ha lasciato quella storia?

«Mi ha insegnato soprattutto che niente è regalato. Mio padre è arrivato a Roma a 18 anni con il sogno di lavorare nel cinema. Ha attraversato momenti molto difficili, al punto da dormire anche sui tram, prima di riuscire a costruirsi una carriera. Poi è diventato autore di programmi, scrittore, regista e paroliere, firmando canzoni che sono rimaste nella storia, come, tra le tante, “Io, mammeta e tu” e “Meraviglioso”. La sua è una storia di grande determinazione, e mi piacerebbe che fosse ricordato più spesso nella sua qualità di autore e, in occasione del suo centenario che ricorre fra qualche giorno, credo sarebbe giusto celebrare la sua figura di intellettuale e di autore.»

“Meraviglioso”, portata al successo da Domenico Modugno, è ancora oggi una canzone conosciuta da tutti.

«Ed è proprio questo il miracolo del lavoro di autore, che spesso viene posto in secondo mentre, al contrario, è fondamentale: riuscire a scrivere qualcosa che supera il tempo. Mio padre ha avuto questo dono. Ha saputo raccontare sentimenti, situazioni, persone con parole che continuano a essere attuali. E credo che sia una delle eredità più importanti che mi abbia lasciato.»

Poi, nella sua formazione, è arrivato Gigi Proietti.

«Sì. Mi sono diplomato al Laboratorio di esercitazioni sceniche diretto da Gigi Proietti e ho avuto la fortuna di debuttare in teatro proprio con lui. Era un maestro straordinario. Aveva una conoscenza del mestiere impressionante, ma soprattutto aveva una capacità unica di trasmettere agli altri la passione per il teatro. Uno dei miei ricordi più cari è proprio la partecipazione nella fiction “Il Maresciallo Rocca” dove ho potuto mettere in pratica, al suo fianco, molti dei suoi insegnamenti.»

Che cosa le ha insegnato Proietti che ancora oggi porta con sé?

«Il rispetto per il mestiere. E il fatto che non bisogna mai sentirsi arrivati. Anche quando sei bravo, devi continuare a studiare, ad ascoltare, a metterti in discussione. Gigi aveva un talento enorme, ma non l’ho mai visto vivere il talento come una scorciatoia. Al contrario, dietro c’erano lavoro, preparazione e una grandissima serietà.»

Essere il figlio di Riccardo Pazzaglia e, contemporaneamente, essere stato allievo di Gigi Proietti può essere stato anche un peso?

«Avrebbe potuto esserlo, ma ho cercato di trasformarlo in una responsabilità positiva. Quando hai alle spalle persone di questo calibro sai che il confronto è inevitabile. Io però ho sempre cercato di costruire il mio percorso, con la consapevolezza di avere ricevuto una fortuna enorme: quella di poter imparare da due persone straordinarie.»

Oltre ad essere attore è anche autore teatrale, so che ha in cantiere una nuova pièce con la quale debutterà a breve.

Si, presto tornerò a teatro con una commedia della quale sono autore e regista, si intitola “Fegatelli di teatro” e andrà in scena a Roma, al Teatro Le Sedie a metà dicembre, ma non anticipiamo di più!

Siamo qui per una mostra dedicata a Luigi Lopez. Quanto è importante oggi ricordare gli autori, le persone che spesso lavorano dietro le quinte?

«È fondamentale. Il pubblico conosce le canzoni, i film, gli spettacoli, ma spesso non conosce chi li ha creati. Ricordare gli autori significa restituire valore a tutto quel lavoro che normalmente rimane invisibile. Luigi Lopez appartiene a quella generazione di grandi professionisti che hanno contribuito a costruire la nostra memoria culturale.»

Benedetta Tintillini

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