#Ivolulivo cresce: viaggio all’interno del laboratorio di colture in vitro del DSA3 di Perugia

maurizio e ivo micropropagazione

di Benedetta Tintillini

 

Ivolulivo, il piccolo ulivo mascotte e simbolo di Umbria e Cultura, è un piccolo esemplare di Olea Europaea riprodotto con la tecnica della micropropagazione nel laboratorio di cultura In vitro del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’ Università di Perugia.

Inserito in una provetta in ambiente sterile, con un gel radicante e nutritivo, Ivo ha sviluppato tre radici ed è ormai giunto il momento di estrarlo dalla sua piccola “casa” per permettergli di procedere con il suo sviluppo.

All’interno del laboratorio dove Ivo verrà trapiantato, in alcune celle climatiche, sono conservati contenitori in vetro con all’interno molti esemplari di piante riprodotte con la tecnica della micropropagazione.

Nonostante la delicatezza della procedura, mi spiega il prof. Micheli, questa tecnica risulta molto più efficiente di qualsiasi altra tecnica tradizionale: un germoglio prelevato dalla pianta, una volta sviluppato, può essere di nuovo sezionato per dare vita ad ulteriori esemplari, mentre con le tecniche tradizionali il rapporto è di uno a uno, ovvero, da ogni porzione di pianta prelevata per la riproduzione si ottiene un esemplare.

Dopo un’interessantissima passeggiata attraverso la serra e l’orto ai quali i preziosi componenti del San Pietro Green Team (di cui il prof. Micheli fa parte) insieme ad alcuni studenti, hanno ridato vita, è giunto il momento tanto atteso e un po’ temuto: Ivo, dopo tanti mesi, deve essere estratto dalla provetta per essere messo a dimora nella terra.

Svitato il tappo della provetta, l’ambiente sterile e sicuro di Ivo non è più tale, il tenerissimo esemplare potrebbe essere, da ora in poi, attaccato da batteri o funghi.

Con una lunga pinza il prof. Micheli delicatamente estrae Ivo dal suo piccolo nido per poi lavare le sue radici, allo scopo di rimuovere ogni residuo del gel che lo ha nutrito fino a questo momento.

Viene quindi messo a dimora in uno strato di terra nutriente, ben bagnata e drenata, mentre, per assicurare un’ambiente sufficientemente umido per le sue tenere foglie, molto simile a quello della provetta (a lui familiare), viene ermeticamente protetto con una busta trasparente.

Le radici che Ivo ha sviluppato nel gel cadranno e saranno sostituite da nuove radici, ed anche le foglie avranno la stessa sorte, saranno soppiantate da nuove foglie che avranno la capacità di attivare la fotosintesi.

La delicatezza di questo passaggio è notevole per le sorti di Ivo, tanto che resterà nel laboratorio del prof. Micheli, protetto in una cella dove 16 ore di luce e 8 di buio, alla temperatura costante di 21/23 gradi, assicureranno le condizioni ottimali per la sua crescita.

 

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