Pompei, rinasce la casa-palazzo di Marco Fabio Rufo: oltre 1,4 milioni per il restauro

CASA-PALAZZO DI MARCO FABIO RUFO

Un sostenitore privato finanzia il recupero di una delle dimore più spettacolari dell’antica città romana. L’obiettivo è restituire al pubblico un complesso monumentale rimasto inaccessibile dal 1980.

A Pompei prende forma un nuovo progetto di tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico: la casa-palazzo di Marco Fabio Rufo, una delle dimore più grandiose della città sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., è al centro di un intervento di restauro finanziato interamente da un sostenitore privato. Un investimento di 1.462.000 euro che punta a recuperare gli apparati decorativi di un complesso straordinario e a renderlo nuovamente accessibile ai visitatori.

Il contratto di sponsorizzazione è stato sottoscritto in questi giorni da Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico di Pompei, e da Frank Hoefer, titolare della società PompeiAR, che sosterrà integralmente i costi dell’intervento. L’iniziativa rappresenta un esempio concreto di collaborazione tra istituzioni culturali e soggetti privati per la conservazione e la fruizione di un patrimonio di valore universale.

Una dimora monumentale affacciata sul golfo

Costruita sulle antiche mura della città, la casa di Marco Fabio Rufo si distingue per dimensioni, articolazione architettonica e posizione panoramica. La facciata, caratterizzata da ampie finestre affacciate sul golfo di Napoli, doveva offrire un colpo d’occhio eccezionale. Le aperture erano dotate di infissi in legno e, verosimilmente, anche di vetri, elementi che restituiscono l’immagine di una residenza di grande prestigio.

La dimora, ispirata direttamente ai palazzi imperiali di Roma, testimonia il livello di raffinatezza raggiunto dall’architettura privata pompeiana. Insieme alle adiacenti case di Castricio e del Bracciale d’Oro, forma un complesso costruito sul precipizio della fortificazione antica, sviluppato su più livelli e caratterizzato da una rete articolata di corridoi, scale e passaggi.

La casa di Marco Fabio Rufo conserva fino a quattro piani, con ambienti destinati tanto alla rappresentanza quanto alle attività di servizio. Una struttura articolata che restituisce l’immagine di una residenza urbana fuori dal comune, appartenuta a un proprietario dotato di immense risorse economiche, forse un magistrato pompeiano oppure un liberto legato alla casa imperiale.

Gli affreschi e la celebre Venere di Pompei

L’intervento attualmente in corso riguarda in particolare il restauro degli affreschi, tra cui spicca la celebre Venere di Pompei, collocata in una sorta di cappella rituale all’interno della dimora.

I lavori rappresentano una nuova fase di un percorso avviato dal Parco archeologico tra il 2021 e il 2023, quando sono stati realizzati interventi strutturali, opere di messa in sicurezza e attività di scavo. Il recupero delle decorazioni consentirà di restituire leggibilità agli ambienti e di approfondire la conoscenza di un complesso che, per lungo tempo, è rimasto escluso dai percorsi di visita.

La casa è infatti inaccessibile al pubblico dal 1980. La sua riapertura richiede non soltanto il consolidamento e il restauro delle superfici, ma anche un progetto di valorizzazione capace di accompagnare i visitatori nella comprensione di uno spazio architettonico particolarmente complesso.

I lavori sono stati affidati, attraverso una procedura di gara, alla società Artigiana Romana Impianti OE. Per il Parco archeologico, la responsabilità unica del progetto è affidata alla funzionaria Elena Gravina, mentre la direzione dei lavori è curata da Teresa Argento.

Il sostegno privato per valorizzare il patrimonio

A rendere possibile l’intervento è Frank Hoefer, imprenditore nato nella Germania meridionale, che ha raccontato di aver visitato Pompei per la prima volta nel 1974, quando aveva sedici anni. Da allora, il fascino della città antica è rimasto una presenza significativa nel suo percorso personale.

La decisione di contattare il Parco archeologico è maturata dopo la lettura di Pompei: la città incantata, il libro pubblicato nel 2023 da Gabriel Zuchtriegel. Da quell’incontro con la storia e le prospettive del sito è nata la volontà di contribuire concretamente alla conservazione di una delle sue dimore più affascinanti.

«Sono stato a Pompei per la prima volta nel 1974, all’età di 16 anni, e ho immediatamente percepito il fascino della città antica, che racconta un modello di vita sociale al quale, per certi aspetti, siamo molto vicini e per altri molto lontani», ha dichiarato Hoefer.

L’imprenditore ha sottolineato come una visita attenta alle case pompeiane permetta di scoprire una quantità inesauribile di dettagli legati alla vita quotidiana, all’arte e alle competenze artigianali del mondo antico. Da qui l’interesse per il recupero della dimora di Marco Fabio Rufo e per la possibilità di renderla nuovamente fruibile.

Hoefer ha inoltre espresso apprezzamento per l’apertura del Parco verso modelli innovativi di tutela e valorizzazione, manifestando la volontà di contribuire a individuare altri sostenitori disposti a finanziare progetti analoghi.

La memoria dell’eruzione tra le stanze della casa

Il complesso di Marco Fabio Rufo conserva anche una testimonianza particolarmente intensa della tragedia del 79 d.C. Durante gli scavi sono state rinvenute diverse vittime dell’eruzione, alcune delle quali giacciono ancora negli spazi in cui persero la vita.

Tre vittime furono individuate sulle scale della casa di Marco Fabio Rufo. Altre tre emersero nel 1961 dagli scavi della vicina casa di Castricio, mentre nella casa del Bracciale d’Oro i ritrovamenti risalgono al 1974.

Queste presenze rendono il complesso non soltanto un documento dell’architettura residenziale romana, ma anche un luogo in cui la ricchezza della vita quotidiana e la drammaticità della catastrofe si intrecciano in modo indissolubile.

La restituzione degli ambienti al pubblico dovrà quindi tenere insieme la valorizzazione artistica e architettonica e la dimensione umana di una città rimasta cristallizzata nel momento della sua distruzione.

La riapertura e le nuove tecnologie

Il progetto di recupero guarda già alla futura fruizione del complesso. Il Parco archeologico sta lavorando a un percorso di valorizzazione che utilizzerà anche strumenti digitali per aiutare il pubblico a comprendere la complessità degli spazi e l’organizzazione della dimora.

«Ora lavoriamo su un progetto di valorizzazione del complesso – ha dichiarato il direttore Gabriel Zuchtriegel –. Facciamo leva anche sulla tecnologia digitale per far comprendere la complessità di questo labirinto incredibile, che è la casa di M. Fabio Rufo: a volte si ha l’impressione di essere in un palazzo ottocentesco di Napoli, invece è una casa romana di 2000 anni fa».

L’obiettivo annunciato è procedere entro Natale a una prima apertura parziale, con visite accompagnate, in attesa del completamento del percorso di valorizzazione.

Zuchtriegel ha inoltre evidenziato il valore del sostegno di Hoefer, auspicando che questa esperienza possa essere replicata anche in altre dimore pompeiane che necessitano di interventi di restauro e di nuovi progetti di fruizione.

Il recupero della casa di Marco Fabio Rufo si inserisce così in una strategia più ampia, nella quale la tutela del patrimonio archeologico si accompagna alla ricerca di risorse e soluzioni innovative. Restituire al pubblico una residenza di tale eccezionalità significa ampliare la conoscenza di Pompei, offrendo nuove occasioni per comprendere la società romana attraverso i suoi spazi domestici, le sue opere d’arte e le tracce della vita quotidiana.

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