La quarta edizione di “Terre & Trame” rilancia la proposta di un documento unitario da presentare al Ministero competente. L’obiettivo è riunire comunità e istituzioni per tutelare e valorizzare un patrimonio di saperi, tradizioni e manualità.
Da Orvieto parte un appello per accelerare il percorso verso il riconoscimento UNESCO del merletto italiano. La quarta edizione di “Terre & Trame”, ospitata lo scorso fine settimana nella cornice del Palazzo del Capitano del Popolo, ha riunito comunità, associazioni e rappresentanti istituzionali accomunati dalla volontà di preservare e tramandare l’antica arte del filo.
Al centro dell’incontro, fortemente voluto dal GAL Trasimeno-Orvietano e dalla sua direttrice Francesca Caproni, con la direzione artistica di Anna Lisa Piccioni, è emersa la necessità di rafforzare il coordinamento tra le realtà italiane che custodiscono le diverse tecniche del merletto e di rilanciare il percorso avviato per il riconoscimento UNESCO.
La proposta è quella di costruire una rete nazionale e condividere un documento unitario da sottoporre al Ministero competente, per conoscere lo stato dell’iter e sollecitarne una ripresa concreta. Un’iniziativa che punta a superare i confini territoriali e amministrativi, riconoscendo il valore collettivo di un patrimonio culturale costruito attraverso storie, competenze e tradizioni differenti.
Orvieto e Bolsena, un filo che unisce territori e generazioni
Tra gli elementi più significativi dell’edizione di quest’anno c’è stata la partecipazione congiunta delle comunità di Orvieto e Bolsena, appartenenti a regioni diverse ma legate dalla trasmissione della stessa tecnica.
Il merletto di Orvieto arrivò infatti a Bolsena attraverso Maria Vittoria Ovidi, che ne aveva appreso i segreti da Velia Pollegioni e Clara Paragjani, figura centrale dell’“Ars Wetana”. Una vicenda che testimonia come i saperi artigianali possano attraversare i confini geografici, mantenendosi vivi grazie alle persone che li praticano e li trasmettono.
È proprio questa continuità a rappresentare uno degli aspetti fondamentali del merletto: non soltanto un manufatto di pregio, ma un insieme di gesti, tecniche, conoscenze e relazioni che costituiscono una parte importante della memoria delle comunità.
«Il riconoscimento UNESCO non rappresenterebbe soltanto un titolo di prestigio», sottolinea Francesca Caproni. «Significherebbe riconoscere il merletto italiano come patrimonio culturale vivente, fatto di tecniche, gesti, conoscenze, memoria e comunità».
Per la direttrice del GAL Trasimeno-Orvietano, il riconoscimento potrebbe contribuire a rafforzare le attività di salvaguardia, sostenere le scuole e le comunità di pratica, incentivare la documentazione e la ricerca e favorire la trasmissione di queste competenze alle nuove generazioni.
Dalla rete umbra a un progetto nazionale
A “Terre & Trame” hanno partecipato alcune delle principali realtà umbre impegnate nella conservazione delle tradizioni del merletto.
La rete del modano di San Feliciano era rappresentata dall’associazione Filet a Modano e dal vicesindaco di Magione Vanni Ruggeri. Per il pizzo d’Irlanda di Isola Maggiore è intervenuta la comunità dell’associazione Il P.Es.Co APS di Tuoro sul Trasimeno.
Il merletto di Orvieto ha visto la partecipazione del Comitato dei Quartieri della città e del Comune, rappresentato dall’assessore Alda Coppola. Presente anche la comunità di Bolsena con l’associazione Bolsena Ricama, rappresentata da Maria Assunta Di Carlo, e con il vicesindaco e assessore alla Cultura Raffaella Bruti.
Il confronto ha messo in evidenza la ricchezza di un patrimonio che si esprime attraverso tecniche diverse, ma condivide la stessa necessità di tutela e valorizzazione.
L’intenzione è ora estendere il dialogo alle altre comunità italiane legate all’arte del merletto e alle istituzioni coinvolte, per costruire una posizione condivisa e chiedere chiarimenti sullo stato del percorso verso il riconoscimento UNESCO, avviato da tempo ma non ancora giunto a conclusione.
Il merletto come risorsa culturale e turistica
La salvaguardia del merletto non riguarda soltanto la conservazione di una tradizione artigianale. Può rappresentare anche un’opportunità per rafforzare l’identità dei territori e sviluppare nuove forme di turismo culturale sostenibile.
Laboratori, musei, dimostrazioni, percorsi storici e incontri con le comunità possono diventare occasioni per far conoscere al pubblico il valore di un sapere che si tramanda attraverso la pratica e l’esperienza diretta. In questo modo, l’artigianato artistico può entrare in relazione con il paesaggio, la storia locale e le altre espressioni del patrimonio culturale.
«Il merletto italiano non è infatti soltanto un’eredità del passato: è un sapere ancora vivo, capace di generare identità, relazioni, cultura e nuove opportunità per i territori», evidenzia ancora Francesca Caproni.
La proposta lanciata da Orvieto si fonda dunque sulla convinzione che il valore del merletto italiano risieda proprio nella pluralità delle sue espressioni. Non si tratta di affermare il primato di una singola tecnica o di una comunità, ma di riconoscere un patrimonio nazionale che si è formato nel tempo grazie alla diversità delle tradizioni locali.
Da “Terre & Trame” prende così avvio un percorso di confronto che punta a unire le voci delle comunità, condividere gli obiettivi e rilanciare il dialogo con le istituzioni. L’ambizione è trasformare una rete di esperienze locali in un progetto comune, affinché l’arte del filo continui a vivere, a essere tramandata e a trovare nuove occasioni di conoscenza e valorizzazione.
